Christian Carlassare, 43 anni, ferito in Sud Sudan, è il più giovane vescovo italiano
Christian Carlassare, 43 anni, ferito in Sud Sudan, è il più giovane vescovo italiano
di Nina Fabrizio Sono già 24 gli uomini nel mirino degli inquirenti locali sospettati di essere i due autori del brutale assalto di cui, nella notte di domenica a Rumbek, nel Sud Sudan, è stato vittima padre Christian Carlassare, missionario comboniano italiano, originario di Schio, eletto di recente vescovo da papa Francesco a soli 43 anni. Due uomini armati hanno bussato alla sua porta, lo hanno aggredito in casa picchiando lui e una suora presente. Poi l’escalation della violenza con l’esplosione di quattro colpi di arma da fuoco diretti alle...

di Nina Fabrizio

Sono già 24 gli uomini nel mirino degli inquirenti locali sospettati di essere i due autori del brutale assalto di cui, nella notte di domenica a Rumbek, nel Sud Sudan, è stato vittima padre Christian Carlassare, missionario comboniano italiano, originario di Schio, eletto di recente vescovo da papa Francesco a soli 43 anni.

Due uomini armati hanno bussato alla sua porta, lo hanno aggredito in casa picchiando lui e una suora presente. Poi l’escalation della violenza con l’esplosione di quattro colpi di arma da fuoco diretti alle gambe. Un agguato che non sembra corrispondere per nulla all’ipotesi di una rapina finita male.

Piuttosto, già le prime ricostruzioni sembrano indicare la strada dell’esecuzione di un piano ordito come avvertimento, non solo per impedire la sua consacrazione a vescovo prevista per il 23 maggio, ma soprattutto per dare un colpo al difficile processo di pacificazione nazionale del più giovane Paese al mondo (si è finalmente costituito come indipendente nel 2011) in cui si è fortemente coinvolto in prima persona lo stesso papa Francesco.

L’11 aprile di due anni fa, in Vaticano, Bergoglio in uno dei suoi gesti più simbolici e drammatici, si era inginocchiato fino ai piedi dei leader sud sudanesi riuniti a casa Santa Marta grazie a un intenso lavoro diplomatico. Per implorare la pace, Francesco aveva baciato i loro piedi pur sapendo che alcuni di loro più che leader politici sono capi di clan e tribù endemicamente e sanguinariamente in lotta tra loro.

Un processo purtroppo precipitato nelle secche e che torna ora alla ribalta proprio per l’agguato a padre Carlassare. Il religioso è stato trasferito velocemente da Rumbek a Juba e poi in Kenya dove sta ricevendo le cure appropriate.

Non è in pericolo di vita e già ha voluto rilasciare un messaggio significativo: "Pregate non tanto per me ma per la gente di Rumbek, che soffre più di me". Chiaro l’appello a gettare un riflettore su un territorio dilaniato da violenza e tribalismo, dove la pacificazione non decolla e a garantire le forme minime di assistenza alla popolazione sono prevalentemente i missionari cattolici, protestanti e le Ong internazionali. Immediata ieri anche la reazione del Vaticano che ha espresso "grande dolore per l’attentato".

Del resto, il mondo cattolico è segnato in queste ore anche dall’uccisione brutale (con un machete) di Nadia De Munari, missionaria laica, conterranea di Schio di Carlassare, che in Perù era responsabile di sei asili nido e una scuola elementare per 500 bambini nell’ambito dell’Operazione umanitaria Mato Grosso. Ancora un tributo di sangue, per i missionari. Secondo l’agenzia cattolica Fides, nel 2020 ne sono stati uccisi 20: 8 sacerdoti, 1 religioso, 3 religiose, 2 seminaristi, 6 laici. I numeri più elevati in America e in Africa.