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3 giu 2022

Spara per vendetta ai medici: l’ultima strage Usa

Raid con un’arma appena comprata: 4 morti e poi si uccide. Tra le vittime il chirurgo che l’aveva operato: "Sento dolore dopo l’intervento"

3 giu 2022
I parenti delle vittime assistiti dalla polizia nel campus a Tulsa, in Oklahoma
I parenti delle vittime assistiti dalla polizia nel campus a Tulsa, in Oklahoma
I parenti delle vittime assistiti dalla polizia nel campus a Tulsa, in Oklahoma
I parenti delle vittime assistiti dalla polizia nel campus a Tulsa, in Oklahoma
I parenti delle vittime assistiti dalla polizia nel campus a Tulsa, in Oklahoma
I parenti delle vittime assistiti dalla polizia nel campus a Tulsa, in Oklahoma

Le sparatorie continuano a insanguinare l’America. Dopo il supermercato di Buffalo nell’Empire State e la scuola elementare di Uvalde in Texas, il teatro dell’ultimo massacro è una clinica di Tulsa, in Oklahoma, dove un uomo ha ucciso quattro persone ferendone un’altra decina prima di togliersi la vita. Una vendetta contro il chirurgo che lo aveva operato alla schiena, per i dolori che continuava a sentire dopo l’intervento. Tutto è cominciato mercoledì pomeriggio quando il killer, Michael Louis, un 45enne afroamericano, è entrato nel campus dell’ospedale St. Francis con un fucile semiautomatico Ar-15 (l’arma più usata nelle sparatorie Usa) che aveva comprato lo stesso giorno e con una pistola acquistata tre giorni prima in un banco dei pegni. L’uomo si è diretto al secondo piano "sparando a chiunque trovasse sulla sua strada", come ha riferito il capo della polizia locale Wendell Franklin. Nel suo cammino ha abbattuto quattro persone. Si tratta di Amanda Green e William Love, che non è stato precisato se erano pazienti o membri dello staff, e due medici: la dottoressa Stephanie Husen, una 48enne specialista di medicina sportiva, e il 59nne Preston Phillips, il chirurgo che lo aveva operato il 19 maggio e che era il suo obiettivo. Lo conferma una lettera che aveva con sé, in cui lo accusava del dolore seguito all’intervento. Dolore di cui si era lamentato telefonando ripetutamente alla clinica, dove Philips lo aveva anche visitato nuovamente. Questa volta, a differenza che a Uvalde, l’intervento della polizia è stato tempestivo: gli agenti sono arrivati tre minuti dopo la prima chiamata e, una volta giunti all’edificio, hanno seguito il rumore degli spari sino al secondo piano, entrando in contatto con il killer e le vittime cinque minuti dopo, quando però era ormai già troppo tardi. In ogni caso resta l’interrogativo su come un uomo armato possa riuscire ad entrare in un ospedale. La sparatoria, la numero 233 in 5 mesi, arriva mentre è in corso un acceso dibattito nel Paese per una stretta sulle armi dopo le stragi di Buffalo e di Uvalde. Joe Biden parla alla nazione per l’ennesima volta, per sollecitare il Congresso ad "approvare leggi di buon senso per combattere l’epidemia di violenza da armi da fuoco che ogni giorno si porta via delle vite". In parlamento dem e repubblicani stanno discutendo un possibile compromesso ma nella bozza non c’è il divieto delle armi d’assalto auspicato dalla speaker Nancy Pelosi.

Marco Principini

© Riproduzione riservata

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