I carabinieri del Gis in azione ad Ardea. Sopra, Daniel e David Fusinato, 10. e 5 anni
I carabinieri del Gis in azione ad Ardea. Sopra, Daniel e David Fusinato, 10. e 5 anni
dall’inviato Alessandro Farruggia La bicicletta e il monopattino sono ancora lì, al margine della strada che circonda il piccolo parco dove Daniel e David Fusinato, 10 e 5 anni, alle 11,30 del mattino hanno incontrato la morte mentre giocavano vicino a casa. Uccisi a caso da Andrea Pignani, 35 anni, un uomo dagli evidenti, laceranti problemi psichici che li ha ammazzati assieme a un anziano passante utilizzando una Beretta appartenuta al padre, che era stato guardia giurata. "Sono morti – dice la nonna materna Sonia Di Gennaro – stringendo la mano al padre, che è corso da casa quando ha sentito i colpi di pistola. Erano due bambini educati e rispettosi. Daniel, il più grande, aveva solo 9 e 10 in pagella. Ieri era venuto a casa mia e stava andando via senza salutarmi. Invece è tornato indietro e mi ha voluto dare un bacetto. Sono...

dall’inviato

Alessandro Farruggia

La bicicletta e il monopattino sono ancora lì, al margine della strada che circonda il piccolo parco dove Daniel e David Fusinato, 10 e 5 anni, alle 11,30 del mattino hanno incontrato la morte mentre giocavano vicino a casa. Uccisi a caso da Andrea Pignani, 35 anni, un uomo dagli evidenti, laceranti problemi psichici che li ha ammazzati assieme a un anziano passante utilizzando una Beretta appartenuta al padre, che era stato guardia giurata. "Sono morti – dice la nonna materna Sonia Di Gennaro – stringendo la mano al padre, che è corso da casa quando ha sentito i colpi di pistola. Erano due bambini educati e rispettosi. Daniel, il più grande, aveva solo 9 e 10 in pagella. Ieri era venuto a casa mia e stava andando via senza salutarmi. Invece è tornato indietro e mi ha voluto dare un bacetto. Sono morti e non ce ne diamo pace perché l’ambulanza ha impiegato tanto ad arrivare, almeno mezz’ora. Sono morti durante il trasporto e magari si sarebbero potuti salvare. Di questo non ci diamo pace".

Secondo la ricostruzione più attendibile Pignani per qualche motivo esce dalla sua casa di via di Colle Romito 238 armato di Beretta 7.65. Ha una maglietta viola, occhiali, e porta uno zainetto sulle spalle. Attraversa il parco dietro casa, deserto, e decide di proseguire in via delle Pleiadi verso il prossimo parco del comprensorio: il parco delle Pleiadi, dove c’è un campetto di calcio. Lì deve aver pensato che avrebbe trovato qualcuno a cui sparare. Sono poche centinaia di metri e lì in effetti trova gente. Punta un uomo che sta portando degli sfalci di giardino in una piazzola attrezzata. Gli spara da lontano, forse da settanta metri, e lo manca. L’uomo, secondo alcune fonti un ex colonnello, si mette in salvo. Sull’altro lato della piazza ci si sono alcuni bambini. Alcuni scappano, Daniel e David sono paralizzati dalla paura. E si mettono a urlare a squarciagola. Andrea si avvicina con calma, tenendo la pistola bassa, poi comincia sparare, stavolta a distanza ravvicinata. "Uno è stato colpito al petto e l’altro alla gola" afferma l’avvocato Diamante Ceci, difensore di Domenico Fusinato, padre dei due bambini uccisi. Il primo a cadere è stato il più grande. Poi, proprio mentre Andrea prendeva la mira per sparare al secondo, è giunto da destra, urlando, un uomo a bordo di una bicicletta. Si chiamava Salvatore Ranieri e aveva 84 anni. "Ahò ma che stai a fà" l’anziano grida all’assassino. Che lascia che si avvicini e solo allora rivolge la pistola verso di lui e lo fredda con un colpo alla testa, che lo prende alla tempia. Una esecuzione. Ranieri era in vacanza nel comprensorio di Colle Romito dove aveva una seconda casa e ieri era uscito per fare un giro in bici intorno alle 11.30. Non sapeva che avrebbe incontrato il destino e quando è successo e non ha esitato a cercare di intervenire eroicamente per salvare almeno il secondo bambino, purtroppo invano.

Ucciso Ranieri, Pignani punta nuovamente la pistola verso il secondo bambino e fa fuoco, ferendolo mortalmente. Poi fugge verso casa, verso quella cameretta al secondo piano che era la sua fortezza, la sua ridotta nella guerra contro un mondo che nella sua ottica distorta non lo comprendeva e che odiava. Nel frattempo i vicini tentavano i portare aiuto ai tre corpi a terra e arriva anche il padre dei due bimbi. Scatta l’allarme. Arrivavano i forze i carabinieri che mettono sotto assedio la casa. Giunge anche un mediatore, che inizia a parlare con l’assassino, mentre viene chiesto l’intervento del Gis, il gruppo d’intervento dei carabinieri, che giunge a bordo di due elicotteri. La trattativa non portava però a nulla, Pignani dice solo frasi sconnesse e ripete: "Io non esco, io non esco". Per questo gli ufficiali dell’Arma hanno deciso per l’intervento. Il team del Gis ha piazzato dell’esplosivo attorno a una porta finestra della casetta di due piani e ha l’ha fatta saltare in aria, entrando subito dopo. "Ho sentito un botto forte, il rumore di vetri rotti, dopo dieci secondi uno sparo e poi dopo altri pochi secondi una scarica di mitraglietta, almeno 7 colpi" racconta Fabrizio Emma, un vicino. Ma i sette colpi era di copertura. Pignani si era tolto la vita con la sua pistola. Fine dell’orrore.