di Stefano Cinaglia AMELIA (Terni) Il dolore per una moglie adorata aggredita da una malattia degenerativa, la tragica scelta di un delitto e una domanda spietata nella sua tenerezza: come si può negare il diritto di vivere a una persona pur gravemente malata? "Non potevo più vederla in quelle condizioni, non aveva più la sua dignità". Così, davanti al sostituto procuratore Barbara Mazzullo e all’avvocato difensore Francesco Orsini, poco prima dell’alba di Natale, Roberto Pacifici, 80 anni, cardiologo in...

di Stefano Cinaglia

AMELIA (Terni)

Il dolore per una moglie adorata aggredita da una malattia degenerativa, la tragica scelta di un delitto e una domanda spietata nella sua tenerezza: come si può negare il diritto di vivere a una persona pur gravemente malata? "Non potevo più vederla in quelle condizioni, non aveva più la sua dignità". Così, davanti al sostituto procuratore Barbara Mazzullo e all’avvocato difensore Francesco Orsini, poco prima dell’alba di Natale, Roberto Pacifici, 80 anni, cardiologo in pensione, ha ammesso l’uccisione della moglie, Emanuela Rompietti, coetanea, ex insegnante, freddata con due colpi di pistola al petto a mezzanotte del 24. Un delitto legato "alla disperazione", secondo il pm Alberto Liguori, "un dramma umano dovuto alla malattia, confessato con grande dignità".

La vittima, ex maestra stimatissima, aveva l’Alzheimer. Nella villetta di strada Sant’Angelo in cui viveva la coppia, ma in un’altra stanza al momento del delitto, c’erano anche il figlio, la compagna e la badante. L’arma, regolarmente detenuta, è stata sequestrata; l’anziano è stato arrestato ed è recluso nel carcere di Sabbione. Oggi la convalida. L’uomo ha atteso l’arrivo dei carabinieri, chiamati dal figlio, e a loro come agli inquirenti ha motivato il delitto con la pena di vedere la consorte stravolta dalla malattia. La sera della vigilia sarebbe stata particolarmente agitata in casa del dottor Pacifici. Sarebbero state le gravi condizioni della signora Emanuela a ‘spingere’ il marito a sparare. Sui social viene postato da più parti, rilanciato anche dalla Casa delle Donne di Terni, un lungo e commosso intervento, che accende il dibattito: lo firma un collega della vittima, Franco Lorenzoni. "Emanuela era una maestra elementare allegra, gioviale e spiritosa – si legge – . Abbiamo lavorato nella stessa classe per quindici anni, anni felici: con la sua vitale esuberanza sapeva sempre alternare proposte di studio impegnative a momenti di gioco e di divertimento. Aveva la grande qualità di non annoiare i suoi allievi". Ma nel post c’è dell’altro: "Emanuela aveva l’Alzheimer e la sua malattia si era rapidamente aggravata negli ultimi mesi. Le dinamiche e i conflitti familiari sono spesso insondabili e insidiosi, ma presentare l’assassinio di una donna malata mettendo in primo piano esclusivamente le ragioni di un uomo esasperato, sembra giustificare il gesto di chi nega il diritto a vivere a chi soffre, e questo mi sembra intollerabile. In questo momento mi commuove ricordare l’affetto, la vitalità e la grande generosità di cui era capace".