Al secondo tentativo, come gli studenti ripetenti, Fredy Pacini, il gommista con la pistola di Monte San Savino, ce l’ha fatta. Il Gup Fabio Lombardo, del tribunale di Arezzo, che l’aveva bocciato a settembre, gli ha finalmente concesso l’archiviazione. La notte del 29 novembre, quando fulminò con due dei cinque colpi sparati il ladro moldavo Mircea Vitalie che gli era entrato in ditta per la trentanovesima volta (quasi un record in materia di furti) non commise alcun reato, nemmeno l’omicidio colpo e l’eccesso di legittima difesa per i quali era indagato e per i quali per due volte la procura di Arezzo aveva chiesto il non luogo a procedere. Il proscioglimento, tuttavia, viene deciso solo in base alla nuova legge sulla legittima difesa, quella varata durante il...

Al secondo tentativo, come gli studenti ripetenti, Fredy Pacini, il gommista con la pistola di Monte San Savino, ce l’ha fatta. Il Gup Fabio Lombardo, del tribunale di Arezzo, che l’aveva bocciato a settembre, gli ha finalmente concesso l’archiviazione. La notte del 29 novembre, quando fulminò con due dei cinque colpi sparati il ladro moldavo Mircea Vitalie che gli era entrato in ditta per la trentanovesima volta (quasi un record in materia di furti) non commise alcun reato, nemmeno l’omicidio colpo e l’eccesso di legittima difesa per i quali era indagato e per i quali per due volte la procura di Arezzo aveva chiesto il non luogo a procedere.

Il proscioglimento, tuttavia, viene deciso solo in base alla nuova legge sulla legittima difesa, quella varata durante il governo gialloverde Conte-Salvini. Altrimenti, Fredy avrebbe fatto molta più fatica a uscire indenne da un’inchiesta che, dice lui a caldo, "è stato un incubo durato due anni e tre mesi", dal 29 novembre 2018 fino a ieri, quando il giudice ha depositato le motivazioni del verdetto che si era riservato nell’udienza del 24 febbraio, quando era stato il procuratore capo Roberto Rossi in persona a dire che bisognava fermarsì, che almeno in base all’ultima normativa non c’erano gli elemento per portare il gommista a processo.

Il Gup Lombardo, che si era mostrato molto scettico sulla prima richiesta di archiviazione, firmata dal Pm Andrea Claudiani, nella quale si parlava di legittima difesa putativa, di un pericolo che non c’era ma che il protagonista credeva ci fosse, ha accolto l’impostazione di Rossi. Fredy, scrive, avrebbe dovuto sparare prima in aria e poi ad altezza d’uomo, per questo c’è un eccesso colposo di legittima difesa, ma la nuova normativa ha quasi totalmente svuotato questa fattispecie, rendendola di fatto non punibile, specie quando c’è "uno stato di turbamento". "Tale versione dei fatti (quella di Pacini Ndr) non appare suscettibile di essere smentita in un futuro dibattimento, con l’ovvia conseguenza che disporre un processo su tali basi sarebbe del tutto inutile".

Il gommista, insomma, si salva grazie alla normativa voluta da Matteo Salvini ministro dell’Interno, lo stesso Salvini che più volte ha preso a cuore il caso e che ha anche visitato a settembre Fredy nel suo capannone alla periferia di Monte San Savino, durante la campagna elettorale per le regionali. Come aveva fatto qualche giorno prima Giorgia Meloni, incontrando Pacini ad Arezzo. Ma lui non si lascia prendere in trappola nelle polemiche della politica: "Sono un imprenditore, non voglio e non mi posso permettere di schierarmi con l’uno o con l’altro, anche se ringrazio tutti".

La notte più lunga del gommista, che da anni dormiva nel soppalco della sua ditta per difendersi dai ladri, cominciò intorno alle quattro del mattino quando sentì rumori di gente che entrava nel capannone. Prese la pistola e si affacciò dall’alto, vedendo il moldavo che irrompeva scivolando sui vetri del portone che aveva appena picconato. Fredy gli intimò di andarsene, che era armato. Ma nel buio il riflesso o la luce della torcia che il ladro aveva in mano gli fecero temere che l’altro potesse salire e minacciare la sua incolumità. Fu per questo, ha sempre detto, che spianò la pistola e sparò, anche se non in aria, come adesso gli rimprovera il Gup. Poco importa, adesso, l’importante è esserne fuori, dopo il calvario di un’inchiesta a tempo di record (la prima richiesta di archiviazione è di maggio 2019) seguita dal ritardo nella pronuncia dei giudici, per i quali sono serviti quasi due anni, compreso il rigetto del primo proscioglimento di sei mesi fa. "Ancora non ci crediamo che sia finita", commenta a caldo la moglie. Pacini a fianco annuisce. E’ come sempre in ditta a lavorare, ma adesso ha un peso in meno sulle spalle. L’altro, quello del ladro ucciso, dice, se lo porterà dietro tutta la vita.