Matteo Giuliano Caroli, 58 anni, è professore ordinario dell’università Luiss
Matteo Giuliano Caroli, 58 anni, è professore ordinario dell’università Luiss
ROMA "Saranno ancora vacanze autoctone, centrate sul turismo interno o europeo di prossimità, quello di tedeschi, austriaci, francesi. La stagione andrà piuttosto bene, molto meglio della precedente, i primi segnali sul fronte delle prenotazioni sembrano essere positivi, ma la notte non è ancora finita, mancherà ancora una quota importante di turismo estero, specialmente il turismo estero di lunga percorrenza e ad alta capacità di spesa: americani, russi, giapponesi, cittadini degli Stati del Golfo. E questo penalizzerà in particolare le città d’arte". Così il professor Matteo Caroli dell’università Luiss, ordinario di economia e direttore del master in tourism management. Quanto pesa il turismo nel rilancio dell’Italia? "Le stime fatte prima del Covid davano la filiera ampia del turismo, quindi compresi anche i...

ROMA

"Saranno ancora vacanze autoctone, centrate sul turismo interno o europeo di prossimità, quello di tedeschi, austriaci, francesi. La stagione andrà piuttosto bene, molto meglio della precedente, i primi segnali sul fronte delle prenotazioni sembrano essere positivi, ma la notte non è ancora finita, mancherà ancora una quota importante di turismo estero, specialmente il turismo estero di lunga percorrenza e ad alta capacità di spesa: americani, russi, giapponesi, cittadini degli Stati del Golfo. E questo penalizzerà in particolare le città d’arte". Così il professor Matteo Caroli dell’università Luiss, ordinario di economia e direttore del master in tourism management.

Quanto pesa il turismo nel rilancio dell’Italia?

"Le stime fatte prima del Covid davano la filiera ampia del turismo, quindi compresi anche i viaggi, i convegni, il food legato al turismo, attorno al 12-15% del Pil nazionale, con pesi ovviamente diversi a seconda delle regioni. La ripartenza del sistema turistico è fondamentale per il rilancio del Paese".

Qual è oggi la capacità attrattiva dell’Italia, rispetto ad altre destinazioni turistiche?

"Per il dispiacere dei nostri competitor, l’Italia era e rimane saldamente tra i Paesi più attrattivi al mondo, specialmente per il turismo di qualità. La leadership nel turismo non si misura banalmente, e sempre meno si misurerà, nel numero di arrivi, che oggi premia paesi come la Spagna che punta al turismo di massa. Quello che conta è la capacità del turista di generare valore nel Paese dove soggiorna. Il futuro è nel turismo di qualità e qui l’Italia c’è. Anzi, il Covid ha accentuato la domanda di un turismo di questo tipo, e il nostro sistema di offerta, basato su una ricettività di strutture medio-piccole, calza a perfezione con gli orientamenti del mercato. A patto che non si culli sugli allori e prosegua in un percorso di rafforzamento dell’offerta ricettiva, oggi a luci e ombre".

La Spagna e la Grecia puntano a sottrarci una quota di turisti.

"Sì certo, la Spagna in particolare è molto aggressiva. Due settimane fa ha detto: venite pure, dal 7 giugno riapriamo tutto, e questo ha un suo peso nell’orientare le scelte dei consumatori. E la Grecia è stata brava nel promuovere le sue isole Covid free. C’è una competizione nell’allentamento delle regole. A parte le considerazioni relative ai rischi sanitari direi però che per sfortuna della Spagna e della Grecia il turismo internazionale rimarrà ancora lontano dei picchi del 2019 e quindi la quota che potranno sottrarre è limitata, pur se un qualche effetto queste politiche aggressive lo avranno. E poi il green pass europeo, che sarà operativo da inizio luglio, farà da livella, ristabilendo condizioni di quasi parità. Ma il problema vero è chi rimarrà a casa e non andrà in vacanza da nessuna parte. Il turista mancato è il convitato di pietra di queste vacanze e andrà recuperato per il 2022".

Cosa fare per aumentare le competitività e vincere la guerra per il controllo della torta turistica?

"Bisogna migliorare l’integrazione tra offerta fisica e digitale, sviluppare prodotti che richiedano la partecipazione di attori diversi, avere ben chiara l’importanza sempre maggiore del destination management. Servono tecnologia e competenze e chi sarà più bravo a sviluppare e adeguare il proprio capitale umano e le proprie strutture sarà il vincitore. Altro aspetto chiave è la valorizzazione delle nostre destinazioni, che hanno una straordinaria diversificazione ma che sono in larga parte poco conosciute all’estero. Bisogna favorire la connessione tra attori privati e pubblici e creare un’offerta sistemica che convinca il turista a venire a rimanere per più giorni, scegliendo offerte qualificate".

A suo avviso le isole e i territori Covid free servono in questa fase ad attirare turisti?

"Per questa estate probabilmente sì. In un quadro di incertezza danno un’impressione di sicurezza, e chi prima li ha fatti, penso alla Grecia, ne avrà un qualche vantaggio. Ma non credo siano un fattore decisivo, del resto anche l’Italia si è mossa in questa direzione, riducendo così il vantaggio competitivo di chi ha agito per primo".

Alessandro Farruggia