di Simona Ballatore Tra le ceneri e i cocci dell’’inferno di cristallo’ di Milano, sono i materiali dell’involucro a finire sotto la lente, ma anche il sistema "a facciate ventilate" della Torre dei Moro, che domenica si è trasformata in una torcia, accendendo l’attenzione (e la preoccupazione) sul tema della prevenzione del fuoco in una città sempre più verticale. "Senza dubbio ci troviamo davanti a concause, una sola non può determinare una situazione come quella che abbiamo visto", sottolinea Paolo Rigone, docente di Architettura tecnica del Politecnico di Milano e titolare della cattedra di Progettazione dell’involucro edilizio. Come...

di Simona Ballatore

Tra le ceneri e i cocci dell’’inferno di cristallo’ di Milano, sono i materiali dell’involucro a finire sotto la lente, ma anche il sistema "a facciate ventilate" della Torre dei Moro, che domenica si è trasformata in una torcia, accendendo l’attenzione (e la preoccupazione) sul tema della prevenzione del fuoco in una città sempre più verticale. "Senza dubbio ci troviamo davanti a concause, una sola non può determinare una situazione come quella che abbiamo visto", sottolinea Paolo Rigone, docente di Architettura tecnica del Politecnico di Milano e titolare della cattedra di Progettazione dell’involucro edilizio. Come consulente si è occupato di molti grattacieli, dalla ristrutturazione del Pirellone dopo l’incidente del 2002, al complesso Unicredit (il più alto d’Italia) e Citylife.

L’intera facciata di un grattacielo sciolta così, come burro. Cosa non ha funzionato?

"Premessa: al momento ci muoviamo nel campo delle ipotesi, è immediatamente partita una indagine della magistratura. Ma sulla base delle immagini l’attenzione va subito ai materiali che sono stati usati per la facciata e per isolare il rivestimento di pannelli bianchi. Ci sono materiali che hanno classi di reazione al fuoco molto elevate, non incombustibili come quelli che metteremmo oggi. E la presenza di quei materiali è compatibile con l’età dell’edificio: 2011. La normativa attuale è del 2013 e prevede materiali e tecniche molto più stringenti sopra una certa altezza. Attenzione: è volontaria, ma a Milano è sempre richiesta dai vigili del fuoco in sede di progetto. Altro tema è rappresentato dalla struttura a facciata ventilata".

Cosa comporta?

"Gli strati e il materiale isolante non sono assemblati in continuità, c’è un’intercapedine d’aria tra il materiale isolante e il rivestimento esterno in pannelli in alluminio composito. Il vetro non è ignifugo: quando scoppia l’incendio si rompe e le fiamme si infilano in quel corridoio".

È diventata una torcia.

"La ventilazione arriva dal basso verso l’alto per via dell’effetto camino all’interno dell’intercapedine. Quindi l’incendio dal 15esimo piano a salire si propaga velocemente. Al di sotto del 15esimo quando l’aria proveniente dal basso raggiunge questo livello trova una temperatura più elevata dovuta all’incendio e, invece di continuare verso l’alto, torna in giù: i materiali una volta bruciati e quindi incandescenti sono gocciolati nell’intercapedine propagando l’incendio ai piani inferiori".

Il pensiero di tutti va alla Grenfell Tower.

"Ci sono forti analogie anche se questo edificio è recente, non degli anni Settanta. Grenfell Tower era stata ristrutturata ma presentava carenze strutturali. Qui l’incendio ha avvolto la facciata ma la struttura è rimasta stabile, permettendo l’evacuazione in sicurezza. Possibile in una domenica di fine estate, con metà dei residenti fuori, ma anche perché il sistema antincendio interno ha retto".

Ci sono edifici costruiti simili ora sorvegliati speciali?

"Il sistema a facciate ventilate è molto più diffuso negli ultimi anni rispetto al 2011, anche per le prestazioni energetiche, ma combinato all’utilizzo di materiali incombustibili o con intercapedine ’parcellizzata’, che si interrompe ogni tot piani proprio per evitare l’effetto torcia".