"Stop allo spiking" e "Basta dare la colpa alle vittime". C’erano soprattutto studentesse con scritte come queste su cartelli e striscioni fra le migliaia di persone scese in strada la scorsa notte, dopo aver boicottato i locali notturni, per protestare contro il fenomeno sempre più allarmante e diffuso nel Regno Unito dello...

"Stop allo spiking" e "Basta dare la colpa alle vittime". C’erano soprattutto studentesse con scritte come queste su cartelli e striscioni fra le migliaia di persone scese in strada la scorsa notte, dopo aver boicottato i locali notturni, per protestare contro il fenomeno sempre più allarmante e diffuso nel Regno Unito dello ‘spiking’: la somministrazione, che avviene di solito in una discoteca o in un pub aperto fino a tardi, di droghe da stupro a una vittima inconsapevole, capaci di ridurre se non eliminare del tutto i freni inibitori e di fatto oscurare la memoria per diverse ore, non più solo inserendo le sostanze nei bicchieri di alcolici ma perfino iniettandole tramite una siringa, col cosiddetto ‘needle spiking’. Le manifestazioni sono avvenute in più di 40 città universitarie, da St Andrews in Scozia a Brighton sulla costa meridionale dell’Inghilterra, dopo che la piaga è cresciuta in modo esponenziale nelle ultime settimane e le forze di polizia del Regno hanno registrato 254 casi (fra droga versata e iniettata). Per non parlare di quante giovani non hanno avuto il coraggio di farsi avanti, casomai dopo aver subito una violenza sessuale. Aprendo la manifestazione di Manchester davanti ad almeno mille persone, c’era Lucy Nichols, 21 anni, che ha dichiarato: "Serve una risposta di emergenza a una situazione di emergenza". E ha parlato di una "epidemia di spiking" che sta investendo il Paese e riguardando sempre più donne. "Ogni singola donna qui avrà una storia in proposito da raccontare per esperienza personale o perchè accaduta a una amica". Altre proteste e boicottaggi delle discoteche sono previsti nei prossimi giorni anche a Edimburgo, Glasgow, Cardiff e Londra.