di Alessandra Codeluppi Un mistero. Dove si trovi il corpo di Saman Abbas, la diciottenne pachistana di Novellara scomparsa la notte del 30 aprile, nessuno lo sa. Dopo 67 giorni di incessanti carotaggi nei terreni di Novellara, anche i carabinieri di Reggio Emilia hanno deciso di sospendere le ricerche. Una decisione attesa in realtà, dato che fino ad oggi, nonostante l’impiego massiccio di forze dell’ordine e di alta tecnologia, il...

di Alessandra Codeluppi

Un mistero. Dove si trovi il corpo di Saman Abbas, la diciottenne pachistana di Novellara scomparsa la notte del 30 aprile, nessuno lo sa. Dopo 67 giorni di incessanti carotaggi nei terreni di Novellara, anche i carabinieri di Reggio Emilia hanno deciso di sospendere le ricerche. Una decisione attesa in realtà, dato che fino ad oggi, nonostante l’impiego massiccio di forze dell’ordine e di alta tecnologia, il cadavere della ragazza non è stato trovato. Ma non si tratta di una resa, dato che le ricerche potrebbero riprendere se emergessero nuovi elementi d’indagine, ma certamente è un epilogo amaro che gli inquirenti non avrebbero voluto comunicare.

La speranza ora è che i mandati di cattura internazionali spiccati per i genitori di Saman, lo zio e un cugino, possano portare alla cattura di qualcuno degli indagati. In quel modo, sperano gli inquirenti, potrebbero emergere nuovi dettagli e, chissà, anche una confessione. Cosa che permetterebbe di riprendere le ricerche della giovane.

Nei 67 giorni trascorsi sono stati impiegati 500 carabinieri, decine di unità cinofile da mezza Europa, personale eliportuale e la componente forestale dell’Arma. Un grande impegno anche da parte dei vigili del fuoco con natanti e cinofili, così come dalla polizia provinciale. Persino due archeologi hanno voluto aiutare, studiando gli smottamenti del terreno e la topografia dell’area. Sono stati inoltre utilizzate strumentazioni d’alta tecnologia come il geo scanner in alta definizione, gli elettro-magnetometri e svariati droni. Le ricerche sono state condotte anche attraverso l’analisi delle informazioni satellitari e delle telecamere presenti nella zona.

Quelle stesse telecamere avevano ripreso tre uomini, lo zio e i due cugini di Saman, uscire nei campi la sera del 29 aprile con in mano delle vanghe e un piede di porco. Secondo gli investigatori quella potrebbe essere la prova della preparazione dell’omicidio, che sarebbe poi avvenuto la sera dopo. La ragazza era tornata a casa per recuperare i suoi documenti, dopo aver passato svariati mesi in una comunità protetta. All’origine dell’allontanamento dalla famiglia, c’è il suo rifiuto di sottostare a un matrimonio combinato con un cugino in Pakistan.