Suor Eliana Torrisi
Suor Eliana Torrisi
Suor Eliana Torrisi aveva 19 anni quando lasciò Cattolica per entrare in clausura e diventare monaca carmelitana dell’Antica Osservanza. Insieme ad altre consorelle ha fondato il piccolo monastero di Sant’Elia in Molise, a Faifoli, in provincia di Campobasso. "Nella foresta", dice lei. Sono in 5, ma presto altre tre ragazze le raggiungeranno. Vivono di pochissimo. Dopo lo scoppio della pandemia, come per altri monasteri, la situazione è peggiorata, la beneficenza è diminuita e si sono interrotte le entrate che provengono dalle varie attività che le religiose svolgono durante la...

Suor Eliana Torrisi aveva 19 anni quando lasciò Cattolica per entrare in clausura e diventare monaca carmelitana dell’Antica Osservanza. Insieme ad altre consorelle ha fondato il piccolo monastero di Sant’Elia in Molise, a Faifoli, in provincia di Campobasso. "Nella foresta", dice lei. Sono in 5, ma presto altre tre ragazze le raggiungeranno. Vivono di pochissimo. Dopo lo scoppio della pandemia, come per altri monasteri, la situazione è peggiorata, la beneficenza è diminuita e si sono interrotte le entrate che provengono dalle varie attività che le religiose svolgono durante la giornata. Le religiose che non possono uscire dal convento si sono trovate in una situazione di forte difficoltà dal punto di vista economico. Ma qualche giorno fa l’appello di suor Eliana è stato letto da Linus a Radio Deejay. Chiede un po’ di aiuto. Chi vuole può fare la sua parte per loro. L’iban è IT 10Z0503403801000000391273, presso la BPM, filiale di Campobasso, intestato a Monastero Sant’Elia.

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Suor Eliana, cosa l’ha portata fin lì?

"Ho quasi 50 anni e sono 31 che vivo in monastero. Avevo altri progetti e sogni, ma è stato il Signore che mi ha scelta. Abbiamo deciso di fondare un monastero in Molise, perché era l’unica regione in cui non era ancora presente la vita contemplativa con clausura, l’abbiamo vista come una missione".

Com’è la vostra giornata?

"Preghiera e lavoro. Svolgiamo normali faccende domestiche, coltiviamo l’orto che ci offre sostentamento, insieme all’allevamento delle nostre galline. E prepariamo oggetti di artigianato che ci aiutano ad arrotondare le entrate".

Di che cosa avete bisogno?

"Di tutto. Specialmente in questo momento legato alle mille difficoltà di una crisi sanitaria mondiale. Abbiamo bisogno sia di aiuti materiali che economici. La beneficenza non è più quella di una volta. Accettiamo quello che ci arriva con riconoscenza e gratitudine. E poi dobbiamo ampliare la Casa di Dio. Abbiamo dovuto smantellare la biblioteca e la stanza del guardaroba per aumentare le celle. Ora manchiamo di questi due ambienti che vorremmo ricavare da due casette di legno che abbiamo nel chiostro. Vorremmo chiuderne una parte per poterci ricavare un refettorio e la cucina, mettere un cancello all’entrata che di giorno accoglie le persone, ma di notte rimane aperto agli animali selvatici".

Come convincere le persone che la vostra causa è anche quella di tutti?

"Perché anche se viviamo ‘fuori’ dal mondo, sentiamo con grande intensità quello che sente il cuore di ciascun uomo. Anche noi sperimentiamo ogni giorno la precarietà della vita. In seguito ai diversi lockdown a cui la popolazione è stata sottoposta, la generosità è calata, anche se la gente non ha colpa".

Alla gente serve speranza, come dargliela?

"Guardando il Crocifisso. Tutti possono elevare in ogni istante lo sguardo del proprio cuore a Gesù che ha sofferto e che soffre con te".