"Che ce faccio qua? Mò sò chiesto dumila volte. Il Covid m’ha steso. E meno male che c’è Sant’Egidio. Ho cinquant’anni, moglie casalinga, du figli, facevo er cameriere in centro. Tiravo avanti. Ma quando è arrivato il lockdown m’han detto: ce spiace, arrivederci e grazie. Lavoravo a nero, e quindi, manco la cassa integrazione me tocca. E allora, meno male che c’è la mensa dei poveri". Enzo prova un sorriso amaro, ma non gli viene. La sua è la storia di tanti. Italiani e stranieri. Che alla mensa romana di Sant’Egidio, e non solo, fanno dignitosamente la fila. Da marzo a maggio, i mesi più difficili a causa del lockdown dovuto al Covid-19, la Caritas nazionale ha assistito quasi 450.000 persone, di cui il 61,6% italiane. E il 34% sono nuovi poveri. A Sant’Egidio, in prima linea da sempre, la stessa musica....

"Che ce faccio qua? Mò sò chiesto dumila volte. Il Covid m’ha steso. E meno male che c’è Sant’Egidio. Ho cinquant’anni, moglie casalinga, du figli, facevo er cameriere in centro. Tiravo avanti. Ma quando è arrivato il lockdown m’han detto: ce spiace, arrivederci e grazie. Lavoravo a nero, e quindi, manco la cassa integrazione me tocca. E allora, meno male che c’è la mensa dei poveri". Enzo prova un sorriso amaro, ma non gli viene. La sua è la storia di tanti. Italiani e stranieri. Che alla mensa romana di Sant’Egidio, e non solo, fanno dignitosamente la fila. Da marzo a maggio, i mesi più difficili a causa del lockdown dovuto al Covid-19, la Caritas nazionale ha assistito quasi 450.000 persone, di cui il 61,6% italiane. E il 34% sono nuovi poveri.

A Sant’Egidio, in prima linea da sempre, la stessa musica. "Alla nostra mensa – osserva Augusto d’Angelo, professore universitario, dal 1978 volontario per Sant’Egidio – siamo passati dai 290-300 coperti a 450-500. Ed è raddoppiato l’aiuto alimentare, da 5 a 10 tonnellate al mese. Dagli abituali 10mila pacchi alimentari siamo saliti a 20mila a fin marzo e poi a quasi 30mila. Abbiamo aumentato da 20 a 30 i nostri centri di distribuzione alimentare, specie in periferia, e la domanda è ancora sostenuta".

"I più a rischio povertà – osserva D’Angelo – sono i precari, i non contrattualizzati o i contrattualizzati in parte, gli ultracinquantenni che non riescono a reinserirsi lavorativamente". La stessa fotografia la vediamo al presidio della Caritas, in zona viale Marconi sempre a Roma, dove c’è una fila di persone in attesa. "Nel nostro quartiere – osserva Pino Italia, il responsabile – sono stati colpiti molti filippini: badanti, addette alle pulizie. E poi lavapiatti, camerieri. E anche italiani, magari anziani soli come Guglielmo, 92 anni, che si è rivolto a noi e, ancora ben lucido, un po’ si vergognava e continuava a dirmi: ma se posso fare qualcosa in cambio, ditemi pure, eh?".

A Roma la Caritas ha dovuto assistere settemila persone in più del solito. "In primis – osserva Massimo Pasquo, responsabile dei centri d’ascolto della Caritas nella capitale – forniamo aiuto alimentare, sia nostro che del Comune di Roma, con centri di distribuzione in 150 parrocchie. E poi, una tantum, diamo anche sostegno per il pagamento delle bollette e cerchiamo di aiutare nel reinserimento lavorativo cofinanziando con piccole cifre attività in difficoltà o nuove". Al centro di viale Marconi c’è un piccolo emporio nel quale le famiglie in difficoltà ricevono una card a punti, e per un po’ possono fare ’acquisti’ senza pagare, quasi come in un supermercato. Il che è molto dignitoso. "Senza la Caritas – osserva Corazon, 34 anni, filippina, colf, che esce con articoli per la pulizia personale, riso e verdure – non avrei saputo come fare. Mandavo tutti i soldi a casa, e quando ho perso il lavoro non avevo quasi nulla sulla mia Postepay, solo l’affitto da pagare. Adesso, forse riprendo a lavorare come badante. Prego che sia così". Quello che è straordinario è che il Paese reale ha risposto positivamente.

"Solo a Roma – osserva Roberto Zuccolini, portavoce della comunità di Sant’Egidio – abbiamo avuto mille volontari in più. E in tanti ci hanno fatto donazioni. È uno straordinario movimento di solidarietà, che può essere il motore che fa ripartire l’Italia". Tanti piccoli gesti che rompono il muro dell’egoismo e dell’indifferenza. "Ricordo un professionista – dice Augusto D’Angelo di Sant’Egidio – che ci ha detto: se mi segnalate una famiglia che ha bisogno, quando esco a fare la spesa la faccio anche per loro e gliela porto. Detto, fatto. E come lui in centinaia si sono offerti di fare la spesa, e tanti, si sono messi a disposizione per cucinare i pasti, che altri volontari poi portano a chi ha bisogno". Dal basso, con discrezione, come il titolare di un piccolo supermercato che ha offerto alla Caritas di sostenere alcune famiglie, donne sole con figli. "Non gli avevamo chiesto nulla – osserva Pino Italia – e quando mi chiamò pensavo a uno scherzo. E invece era vero e ora alcune famiglie respirano. E noi con loro".