L’autore della strage di Plymouth, Jake Davidson, non aveva ancora 23 anni
L’autore della strage di Plymouth, Jake Davidson, non aveva ancora 23 anni
LONDRA Una strage figlia della follia domestica, dell’emarginazione, di un raptus cieco, ma anche di un sottofondo d’odio verso le donne. È il filo conduttore della sparatoria che ha insanguinato Plymouth, nel sudovest dell’Inghilterra, e inorridito l’intero Regno Unito, lasciando dietro di sé un bilancio di 6 morti e 2 feriti. Il killer, suicidatosi dopo aver ucciso due donne, due uomini e una bambina di soli 3 anni, ha ora un nome, un cognome e un profilo. Si chiamava Jake Davison, neppure 23enne, ed era afflitto da turbe psichiche evidenti svelate in un delirante video di 11 minuti da lui stesso diffuso...

LONDRA

Una strage figlia della follia domestica, dell’emarginazione, di un raptus cieco, ma anche di un sottofondo d’odio verso le donne. È il filo conduttore della sparatoria che ha insanguinato Plymouth, nel sudovest dell’Inghilterra, e inorridito l’intero Regno Unito, lasciando dietro di sé un bilancio di 6 morti e 2 feriti. Il killer, suicidatosi dopo aver ucciso due donne, due uomini e una bambina di soli 3 anni, ha ora un nome, un cognome e un profilo. Si chiamava Jake Davison, neppure 23enne, ed era afflitto da turbe psichiche evidenti svelate in un delirante video di 11 minuti da lui stesso diffuso un paio di settimane fa (e frattanto cancellato da YouTube) in cui manifestava rabbia, malessere, misoginia e repressione sessuale non senza atteggiarsi a emulo di "Terminator", lo spietato umanoide letale interpretato da Arnold Schwarzenegger nell’omonino cult movie del 1984. Il comandante della polizia locale, Shaun Sawyer, ha evocato "un evento davvero estremo e scioccante" per questo lembo di territorio inglese vicino alla penisola di Cornovaglia; ribadendo che la pista "non è quella di una matrice di terrorismo né di legami con gruppi organizzati di estrema destra" o di altro orientamento ideologico.

C’è anche fra le vittime. Lo ha precisato la Devon and Cornwall Police, rendendo noti i nomi di tutte e 5 le persone uccise dal 22enne. Maxime Davison, 51 anni, madre di Jake, è stata la prima a cadere sotto il fuoco del giovane, che l’ha sorpresa in casa. Mentre gli altri morti sono Lee Martyn, di 43 anni, sua figlia Sophie, di 3, Stephen Washington, di 59 e Kate Shepherd di 66. La polizia ha poi confermato che Jake aveva un porto d’armi che lo autorizzava a detenere il fucile con cui ha compiuto il bagno di sangue.

Davison viene mostrato nelle foto d’archivio col suo faccione ombroso da adolescente troppo cresciuto, incorniciato da un cespuglio di capelli e da una barba rossastra, era in possesso inopinatame. L’altra sera ha scatenato un vero e proprio inferno di fuoco, cui hanno assistito nel terrore diversi testimoni oculari, completato dal ferimento di un altro uomo edi un’altra donna, entrambi ricoverati in gravi condizioni. Fino a quando Jake non ha puntato l’arma contro di sé, prima di poter essere intercettato, e non l’ha fatta finita.

Sullo sfondo restano non pochi "interrogativi a cui inevitabilmente andrà cercata risposta" (dalla questione del porto d’armi alla possibile segnalazione non raccolta dei problemi mentali dell’assassino), come ha riconosciuto Priti Patel, ministra dell’Interno del governo Tory di Boris Johnson. Interrogativi che riecheggiano da quel video sinistro lasciato da Davison ai posteri. Un cupo sproloquio nel quale parla di sé come d’un essere umano "prostrato, sconfitto dalla vita". Per poi concludere il messaggio-testamento con queste parole: "So che questo è solo un film, ma mi piace pensare di poter diventare presto o tardi come il Terminator o qualcosa del genere, che a dispetto del suo quasi totale fallimento di sistema continua a cercare di portare a compimento una missione".

red. int.