di Viviana Ponchia In famiglia sapevano: "Quando l’ho detto a mamma avevo 16 anni e l’ha presa con naturalezza. Mi ha sorriso: se sei felice, per me va bene". Ora che ha portato la boxe italiana a livelli altissimi e ha in tasca il bronzo conquistato a Tokyo, Irma Testa si sente talmente al sicuro da comunicarlo al resto del mondo: "Parlare di orientamento sessuale nello sport ha un valore speciale, perché ai campioni si chiede di essere perfetti. E per molti l’omosessualità è ancora un’imperfezione. Anche per me è stato così fino a pochi mesi fa. Ma quella...

di Viviana Ponchia

In famiglia sapevano: "Quando l’ho detto a mamma avevo 16 anni e l’ha presa con naturalezza. Mi ha sorriso: se sei felice, per me va bene". Ora che ha portato la boxe italiana a livelli altissimi e ha in tasca il bronzo conquistato a Tokyo, Irma Testa si sente talmente al sicuro da comunicarlo al resto del mondo: "Parlare di orientamento sessuale nello sport ha un valore speciale, perché ai campioni si chiede di essere perfetti. E per molti l’omosessualità è ancora un’imperfezione. Anche per me è stato così fino a pochi mesi fa. Ma quella medaglia è diventata il mio scudo".

A 23 anni il peso leggero di Torre Annunziata, soprannominata Butterfly per la leggiadria da farfalla, è l’ultima atleta a fare un sereno coming out. Alle donne riesce più facile. Per gli uomini, soprattutto negli sport di squadra, resta ancora un tabù. Tacere per non mettere a rischio la carriera, parlare perché tutti trovino il coraggio di vivere liberamente. La pallavolista Paola Egonu andò contro il muro del pregiudizio con un bacio in pubblico: "Sì, ho una fidanzata". L’ex calciatrice e ct azzurra Carolina Morace scelse invece la via dell’intervista: "Amo una donna e l’ho sposata due volte. Credo sia giusto fare coming out quando si è pronti, quando si è sicuri di potere togliere la maschera e non rimetterla più". Il difensore della nazionale di Calcio Elena Linari lo ha fatto qualche tempo fa spiegando il motivo: "Sensibilizzare le persone. Anche se è un bel paradosso che si debba dire che una ragazza sta con un’altra ragazza per attirare l’attenzione sul calcio femminile".

La prima stella ad annunciare di essere lesbica fu Martina Navratilova. Era il 1981, aveva appena ottenuto la cittadinanza americana e doveva rispondere alle speculazioni della stampa sulla sua relazione con la scrittrice Rita Mae Brown. Perse molti milioni di dollari in sponsorizzazioni, ma in campo diventò uno schiacciasassi e aprì una via che nel tennis percorsero in molte. Conchita Martinez sfidò lo scandalo negli anni ’90, a fine millennio la seguì la francese Amelie Mauresmo, che in un colpo solo scontentò sponsor e papà. Sul versante maschile qualche rumor, ma un sostanziale silenzio nelle prime linee di calcio, basket, pallavolo, sci e ciclismo. Nel 1990 l’inglese Justin Fashanu fu probabilmente il primo calciatore a dirlo in pubblico. Fu rinnegato dal mondo del pallone, dalla comunità nera, dal fratello. E otto anni dopo si tolse la vita. Celeberrimo il coming out di Ian Thorpe, il più grande nuotatore di tutti i tempi, che nel 2014 scelse una televisione australiana per raccontarsi. Parlò della depressione. E chiese perdono per l’autobiografia bugiarda in cui due anni prima scriveva : "Per la cronaca, non sono gay e tutte le mie esperienze sessuali sono state etero. Ciò che trovo più offensivo è che la gente metta in dubbio la mia integrità".