Roma, 13 gennaio 2018 - Se la solitudine è «ascoltare il vento e non poterlo raccontare a nessuno», come dice Jim Morrison, è pur vero che si tratta di una condizione sia fisica sia mentale che può essere ricercata o subita e nello stesso tempo può fornire, se lo si vuole, lo spunto per ricominciare da capo. Oppure per imparare «straordinarie forme di libertà», come sosteneva Fabrizio De André, che la solitudine l’aveva scelta come forma di vita ritirandosi con pochi amici in Sardegna.
 
Non ci sono solo gli eremiti che praticano l’ascetismo come fine religioso, ma chi ha scelto di vivere solo, magari anche chiuso in un appartamento di una grande città, senza contatti con l’esterno. Sono duecento circa gli italiani considerati in una situazione volontaria di eremitaggio, e non sono soltanto monaci o religiosi, ma anche laici e donne, con alle spalle storie sociali complicate e magari anche un buon lavoro. Ma in ogni cultura, soprattutto quelle orientali, la ricerca del sé lontano dagli altri ha le sue fondamentali radici. Certo che molti, soprattutto in questa società onnivora, si considerano invisibili anche fra la gente. «Si nasce e si muore soli», diceva ancora Morrison. Più pragmatico fu Charles Bukowski: «A volte ho la sensazione di essere solo al mondo. Altre volte ne sono sicuro». 
 
E se in Giappone la solitudine colpisce spesso figli di famiglie problematiche, che si rinchiudono in casa e che sono chiamati hikikomori, sui quali si cerca di applicare la psicoterapia, nel Laos lo scrittore e fotografo tedesco Hans Georg Berger, 66 anni, è approdato quando si è avvicinato al buddismo e ha lasciato l’eremo di Santa Caterina sull’Isola d’Elba, che aveva ristrutturato per farne un centro sociale e culturale. Viaggiando in Asia si è stabilito a Vat Khili, nella regione di Luang Prabang, dove vive in solitudine, ma accoglie i visitatori che vogliono scoprire la sua opera e il suo monacesimo. 

Nel mondo sono numerosi gli uomini di cultura e fede che hanno scelto di vivere lontano dalla civiltà senza rinnegare il desiderio di migliorarla. D’altronde anche un giornalista e scrittore italiano come Tiziano Terzani si era ritirato sull’Hymalaya. In Italia il caso più interessante di solitudine voluta, ma sorridendo alla gente attorno a sé, è quella di un altro tedesco, Gisbert Lippelt, che ha scelto per vivere una grotta da lui in parte scavata nell’isola di Filicudi, scoperta quando giovane comandante di navi di crociera vi navigò attorno. La magia delle Eolie lo colpì: tornò a casa, prese le sue cose e si stabilì nell’isola. Era il 1968, e Gisbert vive ancora nella sua grotta, pesca e caccia ciò che vuol mangiare, non ha contanti con sé e vive una vita ascetica, ma è ben voluto da tutti. Un eremita moderno che ha cercato il suo contatto con la natura e lo ha trovato, come quello con la propria anima. E molte volte raggiungendo la felicità perché troppo volte ci sentiamo sposi della nostra civiltà, ma siamo solo concubini, come diceva Baudelaire.