Il premier Mario Draghi, 73 anni:
 ha guidato la Banca centrale europea salvando l’euro nella crisi più dura
Il premier Mario Draghi, 73 anni: ha guidato la Banca centrale europea salvando l’euro nella crisi più dura
di Claudia Marin Non sarà un nuovo decreto Sostegni come il primo varato qualche settimana fa: e non a caso il premier Mario Draghi vorrebbe chiamarlo ’Crescita imprese’ per sottolineare la funzione non tanto di risarcimento dei danni subiti ma di propellente per quella ripresa connessa anche alle riaperture di maggio: tanto che dentro vi è anche un pacchetto di sgravi fiscali per i mutui dei giovani per la prima casa. Certo è che la dotazione finanziaria in deficit da 40 miliardi per alimentarlo è stata chiesta ufficialmente ieri dal governo al Parlamento, ma sarà solo un primo step della cura monstre per l’Italia. In gioco c’è un fondo pluriennale da 60 miliardi di euro (6 miliardi l’anno di extra-deficit) per sostenere la realizzazione di opere pubbliche che...

di Claudia Marin

Non sarà un nuovo decreto Sostegni come il primo varato qualche settimana fa: e non a caso il premier Mario Draghi vorrebbe chiamarlo ’Crescita imprese’ per sottolineare la funzione non tanto di risarcimento dei danni subiti ma di propellente per quella ripresa connessa anche alle riaperture di maggio: tanto che dentro vi è anche un pacchetto di sgravi fiscali per i mutui dei giovani per la prima casa. Certo è che la dotazione finanziaria in deficit da 40 miliardi per alimentarlo è stata chiesta ufficialmente ieri dal governo al Parlamento, ma sarà solo un primo step della cura monstre per l’Italia.

In gioco c’è un fondo pluriennale da 60 miliardi di euro (6 miliardi l’anno di extra-deficit) per sostenere la realizzazione di opere pubbliche che resteranno fuori dai finanziamenti europei. Ma, soprattutto, in ballo a stretto giro c’è proprio la definizione e l’approvazione del Recovery Plan che si tradurrà, per dirla con il Ministro dell’Economia, Daniele Franco, in uno "choc di investimenti pubblici senza precedenti da 237 miliardi complessivi". A beneficiare, anche a breve, della massa di risorse mobilitate sarà il Pil già nel 2021: l’esecutivo, sempre ieri, ha dato il via libera anche al Documento di economia e finanza che stima una crescita del Pil del 4,5 per cento nell’anno in corso (contro il 6 dell’autunno scorso e tenendo conto che previsioni però quasi si dimezzano, a +2,7%, se i vaccini dovessero rivelarsi inefficaci contro le varianti). Ma c’è il rovescio della medaglia: il rapporto deficit-Pil sfiorerà il 12 per cento, mentre l’indebitamento toccherà il 160 per cento, il più alto degli ultimi 100 anni.

Ma se lo scenario economico è più o meno definito, quello politico è più turbolento. Tanto che con leghisti e grillini (incontrati ieri a Palazzo Chigi) Mario Draghi cerca "unità". I partiti gli chiedono voce in capitolo sul Recovery, presentano proposte specifiche sui loro temi di bandiera, si presentano con rivendicazioni sulle aperture e sul prossimo decreto con i sostegni alle imprese. Il premier annota e promette ascolto, sottolinea la politica espansiva del governo e illustra le linee generali del piano. Sottotraccia emergono però sempre più numerosi i malumori e gli attriti, dentro e fuori i partiti della maggioranza.

Matteo Salvini non si presenta all’incontro con il premier e tornano a circolare voci di dissidi, smentiti con forza dalla Lega, con Giancarlo Giorgetti. Fonti del partito di via Bellerio rimarcano che non c’è nessun problema tra i due. Più collegialità viene invocata dal Pd, che mostra di non gradire le sortite leghiste, a partire da quelle contro Roberto Speranza. "Siamo un governo di unità, bisogna restare uniti, non farsi dispetti o alimentare polemiche", dice Draghi ai leghisti, che, a loro volta, accusano il Pd di alimentare attacchi allo stesso Salvini. Certo è che il premier punta a muovere tutte le leve per accompagnare le riaperture con messi finanziari cospicui. I 40 miliardi serviranno a finanziare il nuovo decreto tutto orientato a imprese e partite Iva, dopo i sostegni anche per famiglie e lavoratori dipendenti. Il faro del governo "è la crescita" ha detto il premier ai suoi ministri, confermando l’intenzione di mantenere "una visione espansiva per le imprese e per l’economia".

Il nuovo scostamento, che le Camere approveranno la prossima settimana, servirà "per più di metà", quindi per oltre 20 miliardi, per i sostegni a partite Iva e imprese per i quali, scrive Franco, sarà privilegiata "la celerità". Ma il dibattito sul meccanismo è aperto, ed è arrivato fino al Cdm: si discute sull’opportunità di continuare a utilizzare il fatturato per fare presto (posizione sostenuta, tra l’altro, dal Pd) o se introdurre un calcolo basato sui dati di bilancio, più completi (sponsorizzato dalla Lega). Per decidere ci saranno ancora un paio di settimane: il provvedimento vedrà la luce "entro la fine di aprile"