Andrea Setti, 35 anni, impiegato di Orbassano (Torino). Figlio adottivo di Nino e Giuseppina, nel Comitato per il diritto alle origini biologiche. Quando ha sentito la necessità di cercare i suoi genitori naturali? "Dopo i 18 anni. Ho saputo la verità fin da piccolo. Sono nato ad Alessandria, non so in quale ospedale; mi hanno adottato a pochi mesi". Come ha reagito, quando ha saputo? "Non ricordo di aver provato emozioni particolari, ero un bambino. La consapevolezza è maturata dopo, crescendo. Allora ho capito la differenza". Cosa vuol dire? "I...

Andrea Setti, 35 anni, impiegato di Orbassano (Torino). Figlio adottivo di Nino e Giuseppina, nel Comitato per il diritto alle origini biologiche. Quando ha sentito la necessità di cercare i suoi genitori naturali?

"Dopo i 18 anni. Ho saputo la verità fin da piccolo. Sono nato ad Alessandria, non so in quale ospedale; mi hanno adottato a pochi mesi".

Come ha reagito, quando ha saputo?

"Non ricordo di aver provato emozioni particolari, ero un bambino. La consapevolezza è maturata dopo, crescendo. Allora ho capito la differenza".

Cosa vuol dire?

"I miei genitori sono quelli che mi hanno cresciuto. Però non conosco le mie origini. Mi manca un pezzo di storia. Così a 32 anni ho messo i primi post

su Facebook. A 35 mi sono rivolto al tribunale. Il 1° febbraio ho presentato istanza per l’accesso agli atti".

A che punto è la sua domanda?

"È ferma dal 10 marzo. Perché? Non si sa. Ho mandato una Pec. Ho telefonato. Resto in attesa".

Con quale stato d’animo?

"Quasi di rassegnazione verso uno Stato che non ti tutela. So già che dovrò aspettare mesi, anni, prima di ricevere una risposta. Positiva o negativa che sia. Frustrante".

Si è chiesto: perché mia mamma

l’ha fatto?

"So che era molto giovane. E che i suoi genitori, per non farla abortire, hanno deciso di darmi in adozione. Questo ha detto l’assistente sociale, l’unica cosa che ha potuto far sapere a mio padre e a mia madre. È già qualcosa, rispetto a chi non sa nulla".

Come se la immagina?

"Per ora non me la immagino. Addirittura molte volte ho sognato una sagoma scura, non saprei come descriverla. Una grande sofferenza.

Ed è per questo che ho deciso di cercarla".

Se dirà di no?

"La capirei. Magari si è fatta una famiglia, non lo ha detto a suo marito. Magari ha avuto altri figli. Mi piacerebbe sapere se ho fratelli o sorelle".

A cosa ha portato fino ad ora il lavoro del comitato?

"Sicuramente a una consapevolezza. Ci sono persone come me che stanno cercando la loro identità. Ma non solo. Certi figli hanno scoperto cose incredibili, a tante madri naturali era stato detto che i bambini erano morti. Oppure ci sono stati casi di stupro.

Così, invece di abortire, quelle donne hanno dato il neonato in adozione".

Quanto conta per lei questa ricerca?

"Tanto, mi manca un pezzo di personalità, lo vedo nelle cose di tutti i giorni. Ricordo il senso di vuoto che ho vissuto nell’adolescenza. Manca sempre qualcosa. E non c’è niente che riesca a sopperire a questo peso".

Le istanze sono in aumento.

"E sono ancora più lente rispetto a prima. Però almeno si sta prendendo coraggio".

Il quadro degli anni Ottanta non sembra poi così diverso da quello degli anni Cinquanta.

"C’è ancora un forte senso di vergogna. È uno Stato molto radicato su questo, su cosa dice l’altro, su cosa dice il paese".

ri. ba.