NICOLA PALMA E MARIANNA VAZZANA
Cronaca

Sofia uccisa nel sonno. La lettera delle amiche: "Nel cuore c’è il vuoto, ma vivremo i tuoi sogni"

Tra le firme quella di Aurora, la ragazza presente in casa la notte del delitto. I primi risultati dell’autopsia: la vittima non ha lottato contro l’ex fidanzato. Il 23enne l’ha colpita con quattro coltellate alla gola appena uscito dall’armadio.

Da sinistra Aurora, che dormì l'ultima notte con Sofia (al centro), e Rosana Roxy
Da sinistra Aurora, che dormì l'ultima notte con Sofia (al centro), e Rosana Roxy

Ecco la lettera che le due amiche del cuore di Sofia, tra cui Aurora – che dormiva in casa con lei la notte del delitto – hanno inviato al nostro giornale per ricordare la 20enne uccisa. “Sono passati cinque giorni da quel momento che ha cambiato per sempre la vita di tutti noi. Da oggi non saremo più noi tre, da oggi quel trio che tanto amava vivere, divertirsi e ridere non lo farà più come una volta. Da oggi un vuoto è l’unica cosa che colmerà i nostri cuori. Non ci saranno più le chiacchierate fino all’alba perché tu non volevi andare a dormire, non ci sarà più l’uscire a orari improponibili perché volevi prendere le sigarette, non ci saranno più gli scazzi per cose inutili, non ci saranno più le chiamate infinite che facevano tanto bene al cuore, non ci saranno più i momenti di confessioni in cui rimanevamo sempre sbalordite l’una dall’altra. Ma soprattutto non ci sarà più la nostra amica Sofi, che tanto tanto amavamo. Da oggi e per sempre le nostre vite sono cambiate e noi senza di te sentiamo un vuoto incolmabile. Come si suol dire ’la vita va avanti’. Non possiamo fermare le nostre, non possiamo abbatterci, non possiamo lasciarci andare. Lo faremo per te, vivremo le nostre vite al massimo, vivremo anche la tua e ti ricorderemo in ogni cosa. Ci dicevi sempre di guardare alla vita come fosse un gioco, una cosa piena di gioia soltanto e che se fosse successo qualcosa di brutto ’fanculo, si va avanti più forti di prima’ e allora lo faremo, vivremo questa fottuta vita con gioia, sorridendo, divertendoci affiché ogni nostra risata permetta al tuo bellissimo volto di splendere sul nostro".

Ora e per sempre Roxy & Auri

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Milano, 4 agosto 2023  – Sofia Castelli non ha lottato con il suo assassino. La studentessa di Sociologia uccisa dall’ex fidanzato Zakaria Atqaoui non ha avuto il tempo di difendersi dalla furia omicida del ventitreenne marocchino, che l’attendeva nascosto nell’armadio della camera da letto dell’appartamento al quarto piano di corso Roma 100 a Cologno Monzese. L’esame autoptico sul corpo della ventenne è iniziato ieri mattina e proseguirà oggi, ma i primi esiti parziali, in linea con quanto emerso dall’ispezione del medico legale di sabato, sembrano confermare la versione del killer: nessuna lesione o livido evidente sul cadavere che faccia pensare a una colluttazione tra i due. L’ipotesi è che Sofia, che si era addormentata pochi minuti prima (dopo la notte trascorsa in discoteca), possa aver avuto soltanto una minima reazione, quasi istintiva, subito spenta dai fendenti sferrati in rapida successione da Atqaoui: quattro quelli più evidenti alla gola, anche se è possibile che gli ulteriori accertamenti medico-legali facciano emergere almeno un’altra ferita più superficiale nella zona del collo.

Uno scenario compatibile pure con il fatto che l’amica Aurora, che dormiva nella stanza di fianco, ha dichiarato di non essersi accorta di nulla, continuando a dormire fino alle 9.30, quando è stata svegliata da una telefonata della madre. "Ho atteso che le ragazze si addormentassero – la confessione messa a verbale dal ventitreenne davanti al pm Emma Gambardella e ai carabinieri della compagnia di Sesto San Giovanni –. Sofia dormiva nella camera dei genitori e Aurora in quella di Sofia. Sono uscito dall’armadio, mi sono recato in cucina, da dove ho afferrato un coltello, poggiato sul lavandino, nel porta posate. Sofia dormiva. Sono tornato in camera da letto e l’ho accoltellata. Non l’ho svegliata. L’ho colpita mi sembra tre volte sul collo. Poi non ricordo più nulla, mi sono sentito male". Una ricostruzione che ha sostanzialmente ripetuto al gip Elena Sechi nell’udienza di convalida di martedì, se non nel passaggio in cui gli è stato chiesto di spiegare l’origine di alcuni graffi che aveva sul viso: se nel primo interrogatorio aveva detto di esserseli certamente procurati dopo il delitto sdraiandosi in un campo "pieno di rovi e spazzatura", nel secondo è stato più vago ("Non li so giustificare: forse perché sono andato in un campo o perché Sofia si è difesa, non mi ricordo"). Il giudice ha disposto la custodia cautelare in carcere, contestando le aggravanti della premeditazione, dei futili motivi e dell’uso del mezzo insidioso (il nascondiglio nell’armadio in una "dimora nota, a suo tempo persino familiare in ragione del periodo di convivenza durante il periodo della pandemia").

La relazione tra la ventenne e il suo assassino andava avanti dal 2018, ma a inizio luglio lei aveva deciso di interromperla definitivamente, dopo mesi di estenuante tiramolla. Atqaoui non aveva accettato la rottura del rapporto e continuava a perseguitare Sofia, seguendola, monitorandone i movimenti via Instagram e presentandosi a sorpresa nei luoghi che frequentava abitualmente. Fino al raid letale di sei giorni fa.