La cintura dell’accappatoio intorno al collo. Stretta, fino a toglierle il fiato, fino all’asfissia. Un gioco estremo che si trasforma in un congegno di morte, una sfida incomprensibile che finisce in tragedia per una bambina di 10 anni del quartiere Kalsa di Palermo. Quando il padre di Alessia (nome di fantasia) alle 20,30 di giovedì, entra nel bagno, la trova ormai in agonia, in arresto cardiocircolatorio. Cianotica, la cintura serrata al collo, e fermata dalla barra appendiabiti in modo che il nodo possa essere scorsoio. Un cappio che la fa scivolare verso un coma irreversibile. A nulla vale la corsa disperata all’ospedale dei bambini ‘Di Cristina’ e...

La cintura dell’accappatoio intorno al collo. Stretta, fino a toglierle il fiato, fino all’asfissia. Un gioco estremo che si trasforma in un congegno di morte, una sfida incomprensibile che finisce in tragedia per una bambina di 10 anni del quartiere Kalsa di Palermo. Quando il padre di Alessia (nome di fantasia) alle 20,30 di giovedì, entra nel bagno, la trova ormai in agonia, in arresto cardiocircolatorio. Cianotica, la cintura serrata al collo, e fermata dalla barra appendiabiti in modo che il nodo possa essere scorsoio. Un cappio che la fa scivolare verso un coma irreversibile.

A nulla vale la corsa disperata all’ospedale dei bambini ‘Di Cristina’ e il ricovero in codice rosso. I medici tentano di rianimarla, non c’è più nulla da fare, l’epilogo tragico è scandito in maniera sinistra. Morte cerebrale intorno alle 14, i genitori danno il consenso all’espianto degli organi.

Cosa ha spinto una ragazzina, che frequenta ancora la quinta elementare, verso un finale tanto penoso? L’ipotesi più accreditata è che Alessia stesse partecipando al Black out challenge, una folle sfida che va di moda fra gli adolescenti, diffusa sulla piattaforma Tik Tok. Un autostrangolamento finalizzato a conquistare like e followers, ma a volte spesso solo a suscitare attenzione e ammirazione degli altri partecipanti.

Sulla vicenda sono in corso indagini della polizia che ha sequestrato il cellulare della bambina. Secondo una prima ricostruzione Alessia avrebbe raccolto la sfida che sull’app viene chiamata hanging challenge (la sfida dell’impiccato) e che prevede una prova di apnea. La competizione consiste nello stringersi una cintura o una corda al collo e resistere il più possibile, fino allo svenimento. La regola della chat prevede, infatti, che vince chi resiste più a lungo. È incredibile, ma è così.

Un precedente risale al 2018. Allora un ragazzino di 14 anni venne trovato senza vita nella sua casa di famiglia a Milano. Il giovanissimo aveva una corda da roccia stretta attorno al collo. Stando alla famiglia, il ragazzo aveva partecipato alla Black Out Challenge. Non è necessario essere soli, si può a volte ricorrere all’aiuto di qualcuno. L’importante è la successiva condivisione sui social della foto o del filmato. Sembra infatti che Alessia stesse registrando la performance con il suo smartphone piazzato davanti allo specchio, per questo la verità si conoscerà esaminando i contenuti del suo telefonino. Per far luce, aperte due inchieste. Una coordinata dal procuratore dei minori Massimo Russo e dal sostituto Paola Caltabellotta, l’altra dal procuratore aggiunto della Procura ordinaria Laura Vaccaro. Se davvero Alessia ha partecipato alla chat potrebbe scattare, ora che è morta, l’ipotesi di istigazione al suicidio per l’amministratore del gruppo ‘chiuso’.

La procura dovrà verificare inoltre in che modo la bambina possa avere avuto la possibilità di partecipare alla ‘gara’ sul social, se abbia registrato o visionato altri video, cercando di emulare quelli che resistevano di più senz’aria. "Siamo davanti ad un evento tragico e rivolgiamo le nostre più sincere condoglianze e pensieri di vicinanza alla famiglia e agli amici di questa bambina. La sicurezza della community TikTok è la nostra priorità assoluta, siamo a disposizione delle autorità competenti": fa sapere un portavoce del social.