Paolo Arata  (Ansa)
Paolo Arata (Ansa)

Roma, 21 luglio 2019  - "Gli do 30mila euro perché sia chiaro tra di noi, io ad Armando Siri, ve lo dico...". Sono le parole, di una intercettazione ambientale, attribuite a Paolo Arata, imprenditore dell'eolico ed ex parlamentare di Forza Italia indagato per corruzione dalla Procura di Roma. Nella registrazione tirerebbe in ballo l'ex sottosegretario alle Infrastrutture, anch'egli finito nel registro degli indagati per l'accusa di corruzione.

Arata nel settembre 2018 è stato intercettato mentre parlava con suo figlio Francesco e con Manlio Nicastri, figlio dell'imprenditore Vito, suo socio in affari, e dai pm di Palermo ritenuto vicino a Cosa Nostra. La conversazione figura tra gli atti depositati al vaglio del gip Emanuela Attura, che ha fissato per il 25 luglio l'incidente probatorio per cristallizzare quanto affermato, e quindi per attribuirne valore di prova se ci fosse un processo.

Gli stessi Vito Nicastri, e il figlio, che da alcune settimane hanno iniziato a collaborare, l'8 luglio in un interrogatorio avrebbero fornito agli inquirenti nuovi elementi utili. Nicastri con i magistrati romani avrebbe ammesso di aver saputo dal suo socio della promessa di tangente diretta a Siri in cambio di alcuni emendamenti da inserire in provvedimenti normativi. Anche il figlio Manlio, sentito dai pm della Capitale, avrebbe confermato la versione del padre.

Il filone romano, che ruota attorno ai rapporti tra Arata e Siri, ha spinto quest'ultimo a dimettersi. Ma nei giorni scorsi Siri era presente al tavolo dell'incontro organizzato da Salvini con le parti sociali, in qualità di esperto economico del Carroccio.

Sono ancora in corso le indagini condotte dal procuratore aggiunto, Paolo Ielo, e dal pm Mario Palazzi. Bisogna capire se le parole di Arata siano frutto o no di millanterie. Siri ha sempre negato qualunque coinvolgimento.