Papa Francesco durante i lavori del Sinodo sulla famiglia
Papa Francesco durante i lavori del Sinodo sulla famiglia

Città del Vaticano, 8 settembre 2021 - Più che un Sinodo evento un processo sinodale, dalla periferia al centro del potere romano, che scaturisca dal basso e rifletta il dinamismo delle Chiese locali. Sia espressione del volto missionario del popolo di Dio, ascolti tutti i fedeli, intercetti il protagonismo delle nuove generazioni e dia voce alle donne che, alla luce delle recenti nomine di due suore ai piani alti della Santa Sede, per la prima volta avranno una presenza (quantomeno simbolica) in aula anche al momento del voto sul documento finale. 

Sta per muovere i primi passi la riforma del Sinodo dei vescovi, tracciata dal Papa nella costituzione apostolica Episcopalis communio (2018). L’istituzione, voluta da Paolo VI oltre mezzo secolo fa per valorizzare la collegialità episcopale, si trasforma nei fatti in un organismo del popolo di Dio a tutto tondo, complice tra l’altro la possibilità di nominare membri a pieno titolo dell’assise anche soggetti diversi da alti prelati e superiori religiosi. 

Primo banco di prova del nuovo assetto sarà la XVI assemblea generale ordinaria, chiamata a riflettere proprio sulla sinodalità (il camminare assieme dell’intero popolo di Dio). Un modus operandi corale per affrontare le molteplici sfide della post modernità su cui il Papa sta costruendo la propria eredità, se non per trasformare il cristianesimo in una democrazia (parola troppo profana nei sacri palazzi), di certo per archiviare una volta per tutte il centralismo romano. Chiare le intenzioni, non senza inciampi le ricadute pratiche. Lo si è notato al Sinodo sull’Amazzonia (2019) di cui il Papa, avvalendosi delle sue prerogative di monarca assoluto, ha scelto di non assecondare la richiesta di ordinare preti uomini sposati.

Un processo articolato in tre tappe per ascoltare e recepire a 360 gradi le indicazioni di laici, chierici e religiosi, non un’assemblea pura e semplice: così si presenta il prossimo Sinodo di cui è stato pubblicato il Documento preparatorio. L’appuntamento ecclesiale, che si apre ufficialmente in Vaticano il 10 ottobre, avrà una fase diocesana, dove saranno interpellate le varie parrocchie, seguita da un momento di confronto a livello continentale prima di chiudersi nell’ottobre 2023 con l’assise vera e propria. L’inedito e lungo cammino s’inserisce in un contesto planetario, segnato da povertà, persecuzioni, migrazioni e dalla  “tragedia globale del Covid”, come si legge nel testo base, rea di aver fatto “esplodere” diseguaglianze sociali presistenti. Non vanno poi dimenticate le ferite intestine alla comunità ecclesiale. Dalla mancanza di fede, alla corruzione fino alla pedofilia: “Per troppo tempo quello delle vittime è stato un grido che la Chiesa non ha saputo ascoltare a sufficienza”, è l'ultima, forte, ammissione di colpa. 

Se l’obiettivo duplice del Sinodo è quello di archiviare il clericalismo e incoraggiare il protagonismo laicale, in nome del sacerdozio universale comune a tutti i battezzati, le incognite per l'iter sono dietro l’angolo. A partire dalla disponibilità del laicato ad abbandonare una passività di comodo e dalla reale volontà delle Chiese locali di mettersi in ascolto della base, tra l'altro su un tema, la sinodalità, di per sé fumoso, ma per questo carico di potenziali e imprevedibili ricadute sul piano pastorale. Non è un mistero che, a fronte di Chiese come quella tedesca, che hanno avviato un loro percorso sinodale, vi siano episcopati  più prudenti, o peggio reticenti, di fronte alla forma di governo sinodale cara a Bergoglio. Su tutte le Chiese dell’Est Europa, degli Stati Uniti e molte africane. 

Resta aperta anche  la partita sulla concreta partecipazione delle donne al processo decisionale. Se suor Alessandra Smerilli e suor Nathalie Becquart sicuramente voteranno al Sinodo, da tempo network femministi cattolici premono, affinché anche le uditrici all’assemblea finale possano deliberare. Di per sé l’Episcopalis communio lascia intravedere più di uno spiraglio. Per ora, però, l’ordine di scuderia è quello di gettare acqua sul fuoco. “Questa attenzione al voto - ha detto il cardinale Mario Grech, segretario generale del Sinodo  - non mi lascia sereno, perché non è il voto che conta”. Pretattica? Molto probabile. Il cammino sinodale deve ancora iniziare e si vuole scongiurare che il banco salti ancor prima di essere apparecchiato.