Suor Alessandra Smerilli
Suor Alessandra Smerilli

Roma, 20 ottobre 2018 - "Prima ancora che far votare le suore, presenti in assemblea, la mia speranza è che sabato prossimo sul documento finale del Sinodo dedicato ai giovani possano esprimersi proprio quei ragazzi che, in rappresentanza dei cinque i continenti, stanno partecipando ai lavori. Femmine e maschi". Sullo sfondo della petizione in atto (oltre seimila le firme raccolte) per estendere il diritto di voto anche alle superiori generali delle congregazioni religiose (la prerogativa è riservata di fatto solo ai confratelli maschi, due non sono neanche preti, e naturalmente ai vescovi), suor Alessandra Smerilli, tra le consacrate all’assise vaticana, avanza una proposta ben più innovativa. Per la 43enne salesiana, docente di Economia politica alla Pontificia facoltà di Scienze dell’educazione Auxilium, "non dobbiamo mai dimenticare che il Sinodo riguarda in primis questi 35 giovani che stanno animando con determinazione ed entusiasmo il dibattito".

Se fosse accolta la sua richiesta, per la prima volta anche a delle laiche e dei laici, per giunta fra i 18 e i 29 anni di età, verrebbe data la possibilità di esprimersi sul documento finale dell’assemblea dei vescovi.

"Mi rendo conto della novità. Ma è del presente e del futuro dei giovani che stiamo parlando in assise".

Il presidente dei vescovi italiani, il cardinale Gualtiero Bassetti, ha dichiarato che il Papa, entro la fine del Sinodo, farà una sorpresa. Tipo il diritto di voto ai ragazzi e alle ragazze uditori in aula?

"Non saprei, il mio è un auspicio, una speranza. Sto avvertendo sin dall’inizio dei lavori che l’apporto dei giovani è fondamentale. I loro interventi sono fonti di testimonianze, interrogazioni e provocazioni decisive".

Che cosa risponde a chi dice che sul destino dei giovani non possono decidere dei vescovi celibi e per lo più anziani?

"I ragazzi sono presenti in sala, il voto è solo l’ultimo tassello di un lungo processo di ascolto e confronto. Posso poi testimoniare che i vescovi partecipanti non parlano per sentito dire: hanno esperienza di un accompagnamento delle nuove generazioni".

Percepisce in assemblea una volontà di riscatto della Chiesa nel suo rapporto con i giovani, alla luce dello scandalo della pedofilia?

"Quello che sto sentendo risuonare è il riconoscersi in un atteggiamento di umiltà, nella consapevolezza che bisogna agire per evitare il ripetersi delle violenze e chiedere perdono".

La petizione, promossa in Italia da associazioni come Donne per la Chiesa e Noi Siamo Chiesa sta danneggiando voi suore uditrici al Sinodo?

"No, non ci crea problemi, se ne può parlare. Personalmente ravviso un senso in questa iniziativa visto che è legittimo chiedersi, perché mai votino i superiori generali delle congregazioni religiose, anche se alcuni di loro non sono preti, mentre la stessa possibilità non è data alle loro consorelle. Il discrimine dell’ordine sacro evidentemente non regge. Tuttavia, va bene porre la questione, ma questo è il Sinodo sui giovani non sulle donne".

In aula si sente una partecipante di serie B?

"Questo no, noi suore possiamo parlare liberamente. Veniamo ascoltate per i contributi che portiamo come operatrici della pastorale giovanile, come religiose impegnate contro la tratta. Siamo ancora poche, ma credo che la Chiesa, pur se lentamente, si stia ponendo in una prospettiva di cambiamento riguardo a una maggior partecipazione delle donne alla vita ecclesiale".