Vescovi in Vaticano, nella basilica di San Pietro (Dire)
Vescovi in Vaticano, nella basilica di San Pietro (Dire)

Città del Vaticano, 14 ottobre 2019 - Gira che ti rigira il dibattito si concentra sempre sul celibato dei preti e il ruolo delle donne nella Chiesa. Come prevedibile, i nodi dell'ordinazione sacerdotale di uomini sposati (viri probati) e dell'attribuzione di ministeri ecclesiali ufficiali alle fedeli cattoliche monopolizzano il confronto fra i 185 padri sinodali al Sinodo speciale dei vescovi sull'Amazzonia, giunto alla sua penultima settimana. Lo si evince dai report ufficiali delle congregazioni generali (le riunioni di tutti i componenti dell'assemblea) e dalle testimonianze accorate di presuli che lamentano pressioni, perché l'assise limiti il dibattito ai soli viri probati a discapito di altre questioni decisive, anche se meno mediatiche almeno in Occidente. Prima fra tutte l'urgenza di schierare la Chiesa a fianco di missionari che, anche al prezzo delle loro vite (1.200 i morti nel solo Brasile dagli anni '80 a oggi), lottano per la tutela dell'ambiente e degli indios.

Coloro che sollevano il problema non sono vescovi ostili all'ordinazione di uomini sposati. Tutt'altro, si tratta piuttosto di presuli al timone di diocesi amazzoniche che anzi rimarcano come la proposta sia contenuta nel documento di lavoro dell'assise, frutto dell'ascolto di centinaia di comunità della foresta pluviale. Al contempo, però, alzano la voce contro indebite pressioni sul Sinodo, affinché la questione assorba l'intero dibattito. Dietro un simile atteggiamento scovano interessi economici di chi trae profitto dallo sfruttamento dell'Amazzonia e dei nativi.

In ambito ecclesiale sono soprattutto una parte della Chiesa tedesca e quella statunitense a voler stoppare la svolta sui viri probati, nel timore che il semaforo verde acceso in Amazzonia possa scattare anche in altri contesti ecclesiali. Dalla Germania, che a dicembre avvierá un processo sinodale, all'Australia dove nel 2020 si avrà un concilio locale dopo lo scandalo pedofilia che ha visto condannato, sia in primo che in secondo grado, il cardinale George Pell, già arcivescovo di Melbourne e Sydney.

Preti sposati, ma non a tempo pieno. É questa la soluzione pratica che sta maturando in Aula e che dovrebbe (salvo sorprese) confluire nelle proposizioni finali da sottoporre al Papa per un decisione in materia, fatta salva la natura consultiva e non vincolante del Sinodo dei vescovi. Si lavora cosí all'ipotesi di ordinare uxorati di provata fede che nel contesto indigeno possano amministrare i sacramenti sotto la supervisione di un parroco celibe.

I nuovi presbiteri sarebbero part-time: continuerebbero il loro lavoro di cacciatori, pescatori o contadini. In concreto nulla di più della proposta del vescovo austriaco Erwin Krautler, missionario in Amazzonia da più di 50 anni, da lui stesso avanzata a papa Francesco in udienza privata nel 2014. Contro i viri probati in Aula si levano le voci di padri sinodali che temono uno svilimento generale del celibato sacerdotale, oltre a quelle di chi considera la questione di carattere universale e pertanto da mettere sul tavolo  di un prossimo Sinodo ordinario generale. Alcuni rumors indicano quello in agenda nel 2021 come incentrato proprio sui ministeri.

Sul versante della partecipazione femminile alla vita di Chiesa sembra scontato un generico passaggio nel documento  conclusivo sulla necessità di assegnare ministeri ufficiali laicali anche alle donne. Si tratterebbe dei ruoli di accolito e lettore, ma potrebbe anche essere creato ex novo il servizio di animatrice pastorale. Di fatto, è stato testimoniato a più riprese in Aula, le donne nei villaggi indios svolgono già questi servizi. Si tratta ora di riconoscerli pienamente. A sorpresa nel dibattito al Sinodo ha fatto capolino il tema del diaconato femminile, con alcuni padri che si sono espressi a favore. Per taluni la via delle diaconesse sarebbe preferibile rispetto al clero uxorato anche nell'ottica di scongiurare un rafforzamento della clericalizzazione nella Chiesa.

Sia i viri probati, sia i ministeri femminili incarnano la volontà della Chiesa di passare da una pastorale della visita a una della presenza in una regione, l'Amazzonia, grande quanto l'Australia dove la celebrazione eucaristica in certi villaggi si ha solo ogni tre-quattro anni. I due argomenti entrano a pieno titolo poi sia nell'esigenza per il popolo di Dio di una profonda incolturazione del Vangelo nella foresta fluviale (dove il celibato continua a essere visto con diffidenza), sia nel richiamo costante del Sinodo a una ecologia integrale (tutela dell'ambiente e giustizia sociale).

Sulla difesa del creato in questi giorni sono risuonati in Aula appelli e denunce. Come quella di una crescente coltivazione di coca, passata da 12mila a 23mila ettari, con effetti devastanti dovuti all'incremento della criminalità e allo sconvolgimento dell'equilibrio naturale. Ciò finisce per contribuire alla desertificazione dell'Amazzonia, in preda a incendi dolosi e a politiche estrattiviste di tipo predatorio. Si chiede da più parti una conversione ecologica della Chiesa che sappia riconoscere e condannare senza se e senza ma i peccati ambientali. Nel mirino il modello liberista, criticato a più riprese dal Papa nella sua enciclica green, Laudato si', vera magna carta dell'assemblea.