Papa Francesco in un incontro con gli indigeni dell'Amazzonia
Papa Francesco in un incontro con gli indigeni dell'Amazzonia

Città del Vaticano, 18 ottobre 2019 - È uno dei pochi preti che incarna il sogno del Papa in Amazzonia: l’avere un sacerdote indios in ogni villaggio. Lui, padre Justino Sarmento Rezende, presbitero lo è davvero, da 25 anni, ed è anche un nativo. Un’eccezione nel primo polmone verde della Terra, dove la scarsità del clero (figurarsi indigeno) è fra gli ostacoli più insidiosi per un annuncio della Buona Novella calato nella cultura dell'Amazzonia.

A detta del vescovo Erwin Krautler, da mezzo secolo missionario nella selva brasiliana, una delle ragioni madre della carenza di sacerdoti nella regione coincide col celibato, richiesto ai preti di rito latino, ma mal visto dagli indigeni. Intervendo oggi al consueto briefing con la stampa sull’andamento dei lavori al Sinodo, padre Rezende, che fa parte dell'assemblea, ha preso le distanze dall'imperativo canonico.  “Il celibato non è nato con la persona umana – ha premesso il salesiano –. Nessuno tra noi è preparato per vivere il celibato, ma stiamo parlando di un dono di Dio. Io penso si possa vivere il celibato, quando una persona lo decide volontariamente".

Sulla salvaguardia dell'obbligo di celibato fa perno il fronte contrario (presente più fuori che dentro l’assise) all’ipotesi di ordinare sacerdoti in Amazzonia uomini sposati di provata fede. La proposta sta riscuotendo consensi in Aula, anche se non mancano le sfumature. Ci sono vescovi, che li vorrebbero in servizio a tempo pieno, e altri che puntano su un clero part time. Staremo a vedere, certo è che in un Sinodo volto a ”contemplare, capire e servire i popoli“, per dirla con le parole del Papa in apertura dell’assise, la posizione sui ministeri di un prete indios tutto può fare tranne che essere presa sotto silenzio.