Antonio Troise Cari sindaci, ma chi ve lo fa fare. Alla fine, è un mestiere fatto di poche soddisfazioni e tante, tante grane. Per di più mal pagate. L’ultimo esempio, a Crema, dove la prima cittadina è stata indagata perché un bimbo si è chiuso le dita nella porta tagliafuoco dell’asilo. La...

Antonio

Troise

Cari sindaci, ma chi ve lo fa fare. Alla fine, è un mestiere fatto di poche soddisfazioni e tante, tante grane. Per di più mal pagate. L’ultimo esempio, a Crema, dove la prima cittadina è stata indagata perché un bimbo si è chiuso le dita nella porta tagliafuoco dell’asilo. La classica goccia che ha fatto traboccare il vaso della rivolta. Forse anche per questo trovare candidati per guidare i Comuni, con le carte in regole e con profili adeguati, sta diventando un percorso ad ostacoli per tutti i partiti, indipendentemente dai rispettivi colori.

Le ragioni dell’insofferenza sono tante, ma in primo luogo c’è la valanga di norme, codicilli e comma che lasciano ampi margini di indeterminatezza e di incertezza nascosti fra le pieghe di leggi, decreti e regolamenti: basta un niente, una firmetta in calce ad un documento, per finire stritolati nei complicati ingranaggi di qualche indagine giudiziaria.

Basti pensare, per citare il caso più eclatante, all’abuso d’ufficio: non c’è sindaco che non abbia subito un’indagine per questo mostro giuridico. Certo, quando si spendono i soldi dei contribuenti, la trasparenza e i controlli sono più di un obbligo. Ma il sistema non regge. Soprattutto perché, nel frattempo, i tagli hanno prosciugato le casse dei municipi. Per non parlare degli stipendi, ridotti al lumicino. Tanto che molti amministratori finiscono addirittura per rinunciarvi. Così, almeno, evitano di finire nel calderoni dei "privilegiati". Oltre al danno, anche la beffa.