Davide Nitrosi Nel giorno in cui i lavoratori dell’ex Alitalia, formano un corteo di auto e per protesta bloccano la Roma-Fiumicino e non si trova un accordo tra sindacati e Ita, ecco che piove dal cielo azzurro d’Irlanda la saetta lanciata dal fondatore e ad di Ryanair, Michael O’Leary. "I sindacati sono stati la rovina di Alitalia", sentenzia l’uomo. E porta come esempio virtuoso la sua azienda, facendo notare che i dipendenti...

Davide

Nitrosi

Nel giorno in cui i lavoratori dell’ex Alitalia, formano un corteo di auto e per protesta bloccano la Roma-Fiumicino e non si trova un accordo tra sindacati e Ita, ecco che piove dal cielo azzurro d’Irlanda la saetta lanciata dal fondatore e ad di Ryanair, Michael O’Leary. "I sindacati sono stati la rovina di Alitalia", sentenzia l’uomo. E porta come esempio virtuoso la sua azienda, facendo notare che i dipendenti di Ryanair guadagnano di più di chi finirà a Ita. E soprattutto "non vogliono finire come Alitalia, sanno che bisogna essere competitivi". Eccola la vera questione. Da una parte i sindacati e dall’altra la competitività. China pericolosa e scivolosa. In Alitalia i sindacati purtroppo non hanno brillato. Sedicimila ore di permessi sindacali all’anno, dal 2017 a oggi. Privilegi a non finire più volte denunciati da chiunque si sia succeduto alla cloche della compagnia aerea cercando di salvare il salvabile (qualcuno anche di rosicchiare il rosicchiabile però). Non certo un esempio da esportare. Ieri, per dire, il presidente di Ita Alfredo Altavilla ha denunciato che l’intesa è saltata per colpa di "pregiudiziali formali che rispecchiano consuetudini e linguaggi non più attuali".

Dall’altro lato della pista c’è Ryanair. Lontana anni luce da Alitalia. Il primo contratto collettivo firmato in Italia dalla compagnia irlandese risale al 2018, un’intesa con l’Anpac (unica sigla riconosciuta per i piloti, con 300 iscritti su 500). Tra la pletora di sigle sindacali sedute ai tavoli della compagnia di bandiera e l’esempio della compagnia low cost dovrebbe esserci un giusto mezzo. E i primi a volerlo, questo giusto mezzo, dovrebbero essere i rappresentanti dei lavoratori. Senza arretrare sui diritti, ma accettando doveri distinguendo tra diritti sacrosanti e imperdonabili privilegi che sono una zavorra sul futuro dei lavoratori. Il privilegio non li difende ma li ha resi, soprattutto ora, più deboli. E oggi migliaia di persone rischiano il posto. Costruire relazioni sindacali costruttive, imboccare la strada della competitività senza arretrare sui diritti, ecco la vera sfida. Altrimenti c’è chi darà ragione all’irlandese volante.