di Antonella Coppari Stavolta la rottura sembra possibile. Tra Salvini e Berlusconi volano davvero gli stracci. Sullo sfondo, campeggia l’affaire Vivendi, e si sa che quando ci sono di mezzo le aziende il Cavaliere si incattivisce sul serio. La battaglia si accende però sul fronte politico: la reazione di Salvini alla disponibilità forzista a votare a favore dello scostamento di bilancio è violenta. Prima un dichiarazione incendiaria: "Se si muove Gratteri si vede che ha buone ragioni", dice dopo l’arresto con l’accusa di voto di scambio, del capogruppo azzurro in consiglio regionale in Calabria, Tallini. Quindi, l’accusa: "Un pezzo di FI pensa agli inciuci" con i giallorossi. Poi l’ordine impartito a tre cellule dormienti azzurre, i deputati Laura Ravetto,...

di Antonella Coppari

Stavolta la rottura sembra possibile. Tra Salvini e Berlusconi volano davvero gli stracci. Sullo sfondo, campeggia l’affaire Vivendi, e si sa che quando ci sono di mezzo le aziende il Cavaliere si incattivisce sul serio. La battaglia si accende però sul fronte politico: la reazione di Salvini alla disponibilità forzista a votare a favore dello scostamento di bilancio è violenta. Prima un dichiarazione incendiaria: "Se si muove Gratteri si vede che ha buone ragioni", dice dopo l’arresto con l’accusa di voto di scambio, del capogruppo azzurro in consiglio regionale in Calabria, Tallini. Quindi, l’accusa: "Un pezzo di FI pensa agli inciuci" con i giallorossi. Poi l’ordine impartito a tre cellule dormienti azzurre, i deputati Laura Ravetto, Maurizio Carrara e Federica Zanella di rompere gli indugi e passare al Carroccio. "Peggio per chi se ne va", sibila il Cavaliere.

Impiega qualche ora a mettere nero su bianco la sua ira, tanto irritato da non volere parlare con l’alleato. La sua replica viene anticipata dalle raffiche degli ufficiali: "Mai stati ambigui: non corriamo in aiuto della maggioranza", avverte Bernini. "Al governo con M5s c’è stato Salvini"", rilancia Cangini. Mentre Brunetta boccia il taglio dell’Iva, cavallo di battaglia leghista: "È una proposta che non regge e danneggia il centrodestra". A metà pomeriggio, arrivano le gelide folate da Arcore: "È offensivo credere che noi partecipiamo a teatrini o manovre politiche – avverte il Cavaliere – Forza Italia è soggetto fondante del centrodestra che senza di noi non potrebbe governare: farebbe la fine di Le Pen". Tra i due litiganti Giorgia Meloni: si tiene alla finestra, facendo filtrare il suo sbigottimento di fronte a una “rissa tra comari“ che "fa il gioco del centrosinistra". Ma quanto c’è di vero e quanto di mimato nel duello all’Ok Corral? E soprattutto, si tratta di una vera rottura o di una tempesta inevitabile, viste le differenze tra i due leader, però passeggera? La risposta la darà solo il tempo. Di certo, Salvini non ha gradito di non essere stato messo al corrente delle trattative per l’emendamento anti-Vivendi. E Berlusconi si è sentito tradito dal voto leghista sullo scudo in Senato. A Silvio non va giù l’atteggiamento padronale di Salvini sul centrodestra, mentre Matteo non gradisce la sua manovra per piazzarsi in una postazione che consenta ad Arcore di incidere sulla nomina del prossimo capo dello Stato.

Il quadro però non facilita il divorzio. Il voto favorevole di FI sullo scostamento di bilancio è probabile, ma per ulteriori avvicinamenti la strada è sbarrata. Conte considera anche l’ingresso azzurro in area limitrofa una minaccia da evitare: persino il comunicato con cui si è detto favorevole a un dialogo sulla legge di bilancio gli è stato imposto dal Pd. I grillini ripetono di non sopportare neppure il sospetto di un’alleanza con Berlusconi e gli azzurri ricambiano la cortesia. Poi i progetti per rimodellare il governo facendo leva sull’opposizione benevola di Berlusconi ci sono, ma almeno fino alla fine della crisi Covid reali avvicinamenti sono impossibili. In primavera ci sono le comunali dove presentarsi divisi sarebbe per il centrodestra un suicidio. E così, malgrado il fragore della battaglia, entrambi i contendenti trovano modo di lanciare segnali più distensivi. La Lega alla Camera toglie il riferimento a Vivendi nelle pregiudiziali di costituzionalità al decreto Covid cui è inserito lo scudo; gli azzurri fanno capire che neppure gradirebbero per la nomina di Brunetta a relatore di minoranza della manovra. Tutto si ridurrà a un tavolo di consultazione con l’intera opposizione sulla legge di bilancio, giusto perché non si può lasciare cadere del tutto nel vuoto l’appello di Mattarella. Troppo poco per provocare un vero divorzio nella destra dal quale tutti finirebbero per perdere parecchio.