"Avevo scritto il doppio delle pagine. L’avvocato ha detto: qui per ogni capitolo rischiamo una causa. Ho tagliato. Però, che peccato". Lei è così. Quello che le viene, dice. E ora l’ha messo nero su bianco. In un libro intitolato Ma la notte... sì!, edito da Sagoma, aiutata dalla giornalista Gabriella Mancini. Silvia Annicchiarico, classe 1947, vocalist, conduttrice radio, attrice di cinema e teatro, è una valanga rosa gossip. Non provate ad arginarla: chiacchiera, chiacchiera, chiacchiera. È la testimone oculare degli anni ruggenti milanesi (e in parte romani), la signora dello spetteguless, l’informatutto tra amorazzi e mode. Senza malizia. Semplicemente, ogni volta che si muoveva qualcosa nello showbiz lei c’era. E c’è ancora, a 73 anni cantati. L’intraprendente inviata milanese: per questo Arbore l’ha ribattezzata così? "Sono sulla breccia da tanto. A 16 anni facevo la figurante in tivù pagata con tremila lire, panino e Coca cola. Urletti e applausi per Little Tony, Modugno, Pino Donaggio, Leali, la Zanicchi. Ho conosciuto i grandi quando erano piccoli". D’accordo, e Arbore? "Renzo mi ha presa nel ‘69 in Rai a Speciale per voi. Il pubblico giovane faceva domande pepate ai big, molesta come sono fui reclutata. Scontri...

"Avevo scritto il doppio delle pagine. L’avvocato ha detto: qui per ogni capitolo rischiamo una causa. Ho tagliato. Però, che peccato". Lei è così. Quello che le viene, dice. E ora l’ha messo nero su bianco. In un libro intitolato Ma la notte... sì!, edito da Sagoma, aiutata dalla giornalista Gabriella Mancini.

Silvia Annicchiarico, classe 1947, vocalist, conduttrice radio, attrice di cinema e teatro, è una valanga rosa gossip. Non provate ad arginarla: chiacchiera, chiacchiera, chiacchiera. È la testimone oculare degli anni ruggenti milanesi (e in parte romani), la signora dello spetteguless, l’informatutto tra amorazzi e mode. Senza malizia. Semplicemente, ogni volta che si muoveva qualcosa nello showbiz lei c’era. E c’è ancora, a 73 anni cantati.

L’intraprendente inviata milanese: per questo Arbore l’ha ribattezzata così?

"Sono sulla breccia da tanto. A 16 anni facevo la figurante in tivù pagata con tremila lire, panino e Coca cola. Urletti e applausi per Little Tony, Modugno, Pino Donaggio, Leali, la Zanicchi. Ho conosciuto i grandi quando erano piccoli".

D’accordo, e Arbore?

"Renzo mi ha presa nel ‘69 in Rai a Speciale per voi. Il pubblico giovane faceva domande pepate ai big, molesta come sono fui reclutata. Scontri aspri, la Caselli scoppiò a piangere. Claudio Villa minacciò un ragazzo: guarda che io meno".

Sì ma il ruolo di inviata?

"Ci arrivo. Nel ‘76 partì L’altra domenica. Arbore voleva reportage curiosi: Londra, Parigi, Milly Carlucci a Roma e Isabella Rossellini da New York. Per Milano si ricordò di me".

Aveva cose da raccontare?

"Altroché. Avevo cominciato presto le scorribande: con tre amiche disertavo la scuola per il Pipes dove la mattina suonavano i New Dada e i Pooh. Andavamo allo sbaraglio. Nel ‘65 grazie a Gianni Minà siamo entrate nella stanza dei Beatles all’Hotel Duomo. Autografo e fuga, una è rimasta indietro. È uscita mezz’ora dopo sottobraccio a George Harrison: non ha mai rivelato cos’era successo".

E la sera?

"Ero minorenne ma frequentavo il Derby. Il club leggendario in via Monte Rosa dove sono passati anche i malavitosi".

Banditi a Milano?

"Criminali come il boss Francis Turatello. Luciano Lutring, il solista del mitra, beveva il suo sciampagnino e filava. Angelino Epaminonda detto il Tebano si era affezionato a me".

Il Derby è stato il trampolino di grandi personaggi.

"Il dottor Jannacci, che aveva curato le mie crisi di panico da bambina, faceva coppia con Gaber: I Due Corsari, rock demenziale. Enzo e Beppe Viola avevano messo su il gruppo di cabaret dei Repellenti con Faletti, Maurino Di Francesco, Boldi che suonava la batteria e altri. Quel palco ha lanciato Villaggio, Cochi e Renato, i Gatti di Vicolo Miracoli. Tutti".

C’era anche Abatantuono?

"L’ho conosciuto che aveva 15 o 16 anni, io sette di più: addetto alle luci al Derby. Comico nato, anche se all’inizio il suo terrunciello veniva fischiato. Milanista, pazzo di Rivera come me, amico da sempre. Una volta all’Elba tirammo mattina sulla spiaggia in comitiva: io non smettevo di parlare, lui prese la rincorsa e mi mollò un gran calcio nel sedere".

Cochi e Renato?

"Surreali. Renato è stato una cotta platonica. Alle feste suonava il campanello in mutande con i vestiti sotto il braccio. Poi domandava: Bagni Marina? Era irresistibile".

Amori folli?

"Il maestro Augusto Martelli. Era sposato, fu una relazione clandestina molto eccitante. Io, tutt’al più un tipo, e l’uomo che era stato il fidanzato di Mina. Bel colpo".

Il più affascinante?

"Teocoli. Uno strafigo, ne ha fatte cascare tante. Teo, Gigi Rizzi, Beppe Piroddi: il giro dei playboy nelle disco chic. I calciatori invece organizzavano festicciole in casa perché a un certo punto telefonava il mister. Bisbocce ruspanti con gli interisti Domenghini, Bertini, Bellugi. A mezzanotte tutti a nanna".

Perché non si è sposata?

"Sono una zitellona che si è divertita. Ho detto no a uomini importanti. Un nome? Sandro Ciotti, conosciuto alla Bussola. Anche Marenco mi veniva dietro. L’ho guardato: Mario, sei scemo? Era un genio".

Il suo preferito della banda Arbore?

"Renzo. Mi ha scoperta, mi vuole bene. Si fa accompagnare nelle serate milanesi da Silviotta la kamikaze".

E gli altri?

"Impossibile scegliere. Nell’85 ero nella gang di Quelli della notte a Roma. C’erano Marisa Laurito e Simona Marchini. E poi Bracardi, Pazzaglia, Nino Frassica, Ferrini, Catalano, Andy Luotto. Verso la fine della puntata Arbore annunciava: Candido, butta la pasta. Era il segnale per la trattoria che stavamo arrivando. Tutti cantavano il ritornello: ma la notte no. Perfino i potenti".

Gli uomini politici?

"Il jet set. Siamo stati ospiti di Trussardi a Villa Gancia. Umberto Agnelli ci ha aperto il Castello di Stupinigi. Craxi invitò a cena Renzo e Luciano De Crescenzo: mi aggregai. Una casa semplice, la moglie alla mano".

Berlusconi?

"Un’apparizione. Settembre 1972, ero la corista di Johnny Dorelli a Lampedusa. Dopo il concerto arriva un ometto sorridente, camicia bianca aperta e golf di cachemire sulle spalle. Si presenta: Dorelli, mi consenta di invitarvi tutti sul mio guscio all’Isola dei Conigli. Il guscio era uno yacht da favola, a bordo c’era Versace. È finita a fragole, champagne e canzoni francesi cantate da Silvio".

Come ha cominciato la carriera musicale?

"A inizio anni ‘60 bazzicavo le case discografiche in Galleria. Lì incrociavi Lucio Battisti e Tenco. Ho conosciuto De André. A proposito: sono stata la prima nel ‘75 a sapere della storia con Dori Ghezzi. Dov’ero rimasta? Ah sì, a 17 anni sono stata arruolata da Mogol per i coretti in sala d’incisione. Finché mi hanno ingaggiata Paola e Nora Orlandi nei Quattro più Quattro".

Un artista su tutti?

"Ho cantato per Mina. Ma con Celentano nel ‘77 riempivamo gli stadi".

E l’amore per la radio?

"È l’amica di una vita, l’adrenalina che mi fa andare in onda nel weekend dalle tre alle sei del mattino su Rtl 102,5. A quell’ora c’è tanta gente sola che ascolta e dimentico le mie angosce".

Lei è quella della notte?

"Sono la cicciottella simpatica e rompiballe. La più famosa fra i meno famosi, come mi definì Bruno Lauzi. La faccia che nelle foto di gruppo è di lato cerchiata di rosso. Non sgomitavo per essere in primo piano. A dirla tutta, mi è andata di culo così".