Come si sente con i centri commerciali chiusi e le vie dei centri città affollati?

"Fra il demoralizzato e l’arrabbiato", esordisce Roberto Zoia, presidente del Consiglio nazionale dei centri commerciali.

Perché demoralizzato?

"Perché nessuno ci ha spiegato le ragioni delle chiusure nei weekend. Così si vanifica la speranza che almeno le vendite natalizie mitigassero, se non salvassero, il bilancio del 2020. Invece si sono comprate merci, con il versamento dell’Iva, destinate a restare invendute".

E la rabbia?

"Nasce da quel che ho visto in questi quattro giorni di ponte dell’Immacolata. Guardare l’affollamento nelle città mi ha procurato una rabbia fortissima".

Che cosa si rischia con questa misura che ha colpito i centri commerciali?

"Noi rappresentiamo oltre 1.200 centri commerciali, 40mila negozi, di cui 7mila a gestione unifamiliare, 780mila occupati e un volume d’affari di 140 miliardi".

Quanto perderete questo mese con le chiusure?

"Tra tutte le associazioni che per la prima volta si sono ritrovate insieme in questa battaglia si è stimata una perdita secca di almeno 5 miliardi. Ma, personalmente, credo che la stima sia fin troppo ottimistica".

Crede che aver alzato la voce servirà?

"I centri commerciali sono luoghi sicuri, più di piazza Duomo, il centro di Bologna o di Roma. Capiranno le nostre ragioni? Se così non fosse sarebbe un peccato non solo per noi ma per l’intero Paese".