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24 giu 2022

Siamo il Paese dell’emergenza (e dell’inerzia)

24 giu 2022
massimo
Cronaca

Massimo

Donelli

acqua è un bene pubblico. Il groviglio delle autorità e degli enti chiamati a gestirlo è tale da generare deresponsabilizzazione (impossibile attribuire le colpe), incuria (impossibile prendersi dei meriti) e, di conseguenza, degrado delle infrastrutture. Infatti, le dighe non vengono ripulite dalla terra, perciò hanno una capienza via via più ridotta. Le reti idriche sono così malconce che ogni 10 litri 4 vanno perduti. Servirebbero mille piccoli invasi e di 400 esistono anche i progetti, ma è tutto fermo. Così, passiamo dalle alluvioni (37 negli ultimi dieci anni) agli stati di siccità (4 negli ultimi 25 anni) senza saper capitalizzare le prime e senza riuscire a impedire i secondi. Con le donne e gli uomini della pubblica amministrazione (comuni, province, regioni, Stato) che oltre l’uso del condizionale (si dovrebbe, bisognerebbe, servirebbe) non sanno andare. E chiedono al governo di provvedere. Già, il governo. Anzi, i governi. Negli ultimi trent’anni hanno ignorato il problema. E l’inerzia continua. Nel mitico Pnrr (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), infatti, ci sono sì 200 miliardi di investimenti pubblici. Ma la percentuale destinata alle infrastrutture idriche oscilla tra l’1 e il 2 per cento. Una… goccia.

Si perpetua, così, il paradosso italiano. Ci accorgiamo che le autostrade sono a pezzi quando cade un ponte. Scopriamo di avere giacimenti inutilizzati di gas solo grazie alla crisi energetica. Da anni i cinghiali impestano le campagne, ma l’emergenza scatta se cominciano a pascolare per Roma. Ora ci ha svegliato la siccità. E allora sarà bene ricordare quanto ha scritto il grande poeta anglo-americano Wystan Hugh Auden (1907-1973): "Migliaia di persone sono vissute senza amore, nemmeno una senz’acqua".

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