11 mar 2022

Siamo già noi un po' come loro. Accettiamolo

marcella cocchi
Cronaca

Ci sono due Italie anche nella protesta. Quella degli autotrasportatori che si fermeranno lunedì o dei pescherecci che continuano a non andare per mare perché i prezzi del carburante li stanno lasciando davvero a terra. Ma c’è anche un Paese del “Nimby“ (not in my backyard, non nel mio giardino), che non è direttamente toccato dalla crisi eppure si lamenta perché sarà solo lievemente ritoccato il prezzo della propria comfort zone occidentale. Quest’Italia – non si sa se più cinica o ingenua – non sembra capire che le cose sono già andate oltre le parole di Zelensky: «Moriremo per essere come voi». No. Siamo noi che siamo già un po’ come loro. Solo che non siamo in grado di sopportarlo. 

Quanto siamo disposti a sacrificare noi italiani mentre gli ucraini scavano trincee, si disperano per i bimbi bombardati e ci ricordano fino a che punto si spinge la dignità di un popolo? Noi nati dalla parte dei privilegiati, riusciremo a sopportare i costi mai visti di diesel, benzina, gas? Ad adeguarci ai segni meno dei nostri fondi di investimento? Ad accettare che saliranno i tassi dei mutui, i prezzi del pane e dei biglietti aerei? Ebbene, a chi fa di tutta l’erba un fascio bisognerebbe chiedere di fermarsi un attimo a distinguere. Perché ci sono settori davvero dipendenti dal commercio con la Russia. E allora in questi casi la rabbia – in attesa che il governo intervenga, e lo sta facendo – è comprensibile. Qualche esempio? Il distretto calzaturificio marchigiano esporta l’80% nel Paese di Putin. La devastazione del “granaio d’Europa“ Ucraina ha già tagliato il 10% delle razioni per gli allevamenti. Il settore dei viaggi, già messo in ginocchio dal Covid, registrerà altre perdite a causa delle rotte deviate, dei paperoni impoveriti, della paura. La crisi, come in pandemia, non sarà uguale per tutti, di certo sarà inevitabile, proprio come lo erano i sacrifici dei nostri nonni durante la seconda guerra mondiale. Ma chi sarà solo sfiorato dai guai forse dovrebbe evitare di “urlare contro il cielo“. E fare come fa l’Anci (i comuni italiani) pronti a risparmiare sulle luci delle città perché questa è già "economia di guerra". Annunciando le sanzioni Draghi è stato cristallino: siamo disposti a pagare il prezzo. Il ministro Cingolani ha detto che senza l’import di gas russo si rischia una tragedia sociale. Meglio prenderne atto. Pretendendo – questo sì – che i sacrifici siano calibrati nel modo più equo possibile.

 

 

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