Chissà se è solo il Male a essere contagioso? Chissà se invece il Bene non sappia recuperare all’ultimo istante quel che sembrava aver subìto in una lunga partita perdente contro il Male e rifarsi della sua apparente cronica debolezza? Sta di fatto che l’abbraccio dei parenti dell’anziana signora, morta a Sassuolo (Modena), ai proprietari dei cani che l’hanno sbranata, sta...

Chissà se è solo il Male a essere contagioso? Chissà se invece il Bene non sappia recuperare all’ultimo istante quel che sembrava aver subìto in una lunga partita perdente contro il Male e rifarsi della sua apparente cronica debolezza? Sta di fatto che l’abbraccio dei parenti dell’anziana signora, morta a Sassuolo (Modena), ai proprietari dei cani che l’hanno sbranata, sta guadagnandosi un’attenzione che assurge a qualcosa di emblematico, di raro e veramente cristiano. Ne avevamo bisogno per continuare a credere che non sempre Abele rimanga un povero fantasma invendicato e perdente ma talvolta sappia innalzarsi verso Caino, oltre la morte, per liberarlo dalla colpa. È il soggetto di una poesia di Borges da Elogio dell’ombra, in cui i due fratelli si incontrano nel deserto, dopo la morte di Abele, e siedono per terra accendendo un fuoco per mangiare. Quando Caino, alla luce del focolare nota sulla fronte di Abele il segno della pietra, lascia cadere il pane che stava per portare alla bocca e chiede di essere perdonato. "Tu mi hai ucciso, o io ho ucciso te? Non ricordo più; stiamo qui insieme come prima" è la risposta di Abele. È questo scioglimento dei ruoli che spezza il male e lo ricaccia nel buio. A rinnovare l’incanto del Bene le parole del figlio della signora morta, sulla stessa linea dei versi di Borges: "Nessuno è colpevole e gli animali non hanno alcuna responsabilità, hanno difeso il territorio e i loro padroni, com’è nella loro natura". Sta qui la forza divina del Bene, nel riconoscimento della verità dell’altro, in questo caso allargato persino oltre l’umano, verso l’innocenza degli animali, con una bella vittoria sull’istintivo impulso di vendicarsi abbattendoli. Siamo tutti trincerati nell’orgoglio, nella costante gara a dimostrarci forti e vincenti. Lo scandalo di Cristo sta tutto in questo capovolgimento del modello, nel vincere perdendo, nel vincere l’istinto di voler imporre il proprio ego.