di Andrea Fiori Mai dire a un abruzzese "ho ragione io perché sono laureato". Francesco Pitocco, nato a Loreto Aprutino, perito cresciuto alla Timo (Telefoni italia medio orientale, acquisita dalla Sip nel 1926), quella frase sprezzante non l’ha più dimenticata. Adesso – a 85 anni, la testa finalmente cinta d’alloro – si prende la rivincita: "Se si era laureato questo mio collega, che era un imbecille, io che sono due volte imbecille non potevo non riuscirci". Da poche ore, dopo anni di lezioni all’Università di Modena e Reggio, è dottore in giurisprudenza. "Il relatore è stato il professor Diamanti", precisa,...

di Andrea Fiori

Mai dire a un abruzzese "ho ragione io perché sono laureato". Francesco Pitocco, nato a Loreto Aprutino, perito cresciuto alla Timo (Telefoni italia medio orientale, acquisita dalla Sip nel 1926), quella frase sprezzante non l’ha più dimenticata.

Adesso – a 85 anni, la testa finalmente cinta d’alloro – si prende la rivincita: "Se si era laureato questo mio collega, che era un imbecille, io che sono due volte imbecille non potevo non riuscirci". Da poche ore, dopo anni di lezioni all’Università di Modena e Reggio, è dottore in giurisprudenza. "Il relatore è stato il professor Diamanti", precisa, con reverenza ancora studentesca. "Guardi – fa notare – che per me è stato davvero un trauma. Avevo davanti undici professori pronti a valutarmi. Ce n’erano meno a Norimberga".

Dottor Francesco, com’è andata col computer?

"Non sono molto esperto. Ho scritto tutta la tesi a mano, su fogli di carta. La scrittura manuale è creatività, slancio. Vedi lo spazio bianco che si riempie del tuo inchiostro. Puoi fare una precisazione a margine, una nota. Io ne scrivo tante".

Sì, ma poi?

"Poi una signora ha ribattuto a macchina".

E gli esami online durante il lockdown?

"Dovevo prepararne uno e mio nipote 14enne mi ha detto: porto il computer e ti collego col professore: tu però ti sei preparato? Mi ha spiegato tutto: come mettermi, dove parlare. L’esame è andato bene".

Ma il computer non ce l’ha?

"Me lo portano i nipoti. Io ho il collegamento a internet e il modem. Sono uno da carta e penna".

E il telefonino?

"Per ascoltare e per parlare".

Eppure lavorava nel settore.

"Quando nacquero i primi eleboratori ero tra quelli che cercavano di convincere gli impiegati che le macchine li avrebbero agevolati. Eh lo so, un controsenso".

Quanto è stato faticoso?

"Tanto. Ma mi è piaciuto. Andavo a letto alle 2223 per svegliarmi alle 34 del mattino e mettermi a studiare".

Dove ha trovato la forza di volontà?

"Deve maturare la nostra parte interiore. Poi ho incontrato dei grandi insegnanti: il maestro Luigi Beducci, la maestra Filomena Colantonio, il prof Roberto Bonini, il giurista Mario Vellani".

Il segreto per restare così brillanti?

"L’alimentazione giusta. Un bicchiere di vino al giorno. Ho fumato per 10 anni e ho smesso. Ma conta soprattutto la tranquillità familiare. Quando le mie figlie Francesca, Alessia e Alessandra si sono affermate, sai che gioia? Quest’anno in famiglia prendiamo 5 lauree".

I suoi amici che le dicono?

"Ieri sera mi ha telefonato per congratularsi un ex collega. Vive in Portogallo, ha saputo".

Ai coetanei che consigli dà?

"Ognuno ha le sue passioni. Io non ho voglia di strappare le foglie secche dalle siepi. Ho restaurato mobili antichi, poi lo studio".

A chi dedica il traguardo?

"Ai miei genitori. Mamma Emilia avrebbe voluto che studiassi medicina. A mia moglie Delia. Ai miei fratelli Giancarlo ed Edgardo. Edgardo teneva tantissimo alla mia laurea. E’ morto pochi giorni fa".

Che dispiacere.

"Gli ho messo nella bara i primi appunti della tesi, fogli arrotolati in un nastrino blu. Vai, leggili anche a mamma e papà. E tornate in sogno a dirmi se vi piacciono".