Silvia Piccini in sella alla bici: aveva 17 anni ed era talentuosa
Silvia Piccini in sella alla bici: aveva 17 anni ed era talentuosa
Il sogno di una giovane ciclista friulana si è interrotto proprio nel giorno in cui lo sport del pedale celebrava Michele Scarponi a quattro anni dalla morte. Il campione marchigiano aveva 37 anni e si stava allenando in vista del Giro d’Italia 2017 sulle strade attorno alla sua Filottrano quando venne investito da un furgone. Morì sul colpo. Silvia Piccini di anni ne aveva solo 17; era sulla sua bici da corsa sulla ex strada provinciale fra Rodeano e San Daniele e stava pedalando verso la gloria, un allenamento duro il suo, come ogni volta che usciva in bicicletta. Una donna alla guida di un’Audi l’ha investita; la caduta è stata rovinosa, la giovane atleta...

Il sogno di una giovane ciclista friulana si è interrotto proprio nel giorno in cui lo sport del pedale celebrava Michele Scarponi a quattro anni dalla morte. Il campione marchigiano aveva 37 anni e si stava allenando in vista del Giro d’Italia 2017 sulle strade attorno alla sua Filottrano quando venne investito da un furgone. Morì sul colpo. Silvia Piccini di anni ne aveva solo 17; era sulla sua bici da corsa sulla ex strada provinciale fra Rodeano e San Daniele e stava pedalando verso la gloria, un allenamento duro il suo, come ogni volta che usciva in bicicletta.

Una donna alla guida di un’Audi l’ha investita; la caduta è stata rovinosa, la giovane atleta è finita nel fossetto laterale, le si è sganciato il casco e ha battuto violentemente la testa. Le cause dell’investimento sono ancora da chiarire. Erano da poco passate le 16 di martedì 20; soccorsa e trasportata in elicottero all’ospedale Santa Maria della Misericordia di Udine, la mini campionessa è rimasta in coma nella terapia intensiva per più di 48 ore. I sanitari hanno lottato con tutte le loro forze ma le ferite in tutto il corpo, soprattutto un trauma cranico molto diffuso, hanno costretto i medici ad alzare bandiera bianca. Giovedì sera, il 22 aprile lo stesso giorno di Michele, il cuore di Silvia ha smesso di battere. La famiglia della ragazza ha dato l’assenso per l’espianto degli organi: la forza e la volontà della sfortunata diciassettenne continueranno nel corpo di altri. Sotto il casco da atleta, Silvia portava un casco di capelli neri riccioli che ricordavano, così come il colore della sua pelle, le origini di parte della famiglia, la Repubblica Dominicana, e un sorriso che non mancava mai.

Era nata in Spagna, poi i genitori si erano trasferiti in Friuli, a Gradisca, una borgata di 700 anime del comune di Sedegliano, in provincia di Udine, sulle rive del Tagliamento. Da li era partita martedì per la solita "sgambata" che si è conclusa tragicamente in località Rive d’Arcano, diciassette chilometri dopo. Silvia Piccini era un’atleta polivalente, capace di districarsi bene sia su strada sia in pista. Fin dai suoi esordi aveva dimostrato classe e caparbietà, tanto che molte società non solo friulane se l’erano contesa. Da giovanissima aveva vinto un campionato provinciale a Pordenone, ora, entrata negli juniores, si era accasata all’U.C. Conscio Pedale del Sile, di Casale sul Sile, in provincia di Treviso. La società presieduta da Renato Vanzo ha una delle scuole di avviamento al ciclismo più importanti d’Italia e incentiva in modo molto forte l’attività a livello giovanile.

La fiducia in Silvia era massima, la ragazza aveva già partecipato ai campionati italiani sia nella corsa in linea sia nell’inseguimento in pista. Il dolore del mondo del ciclismo è arrivato alla famiglia di Silvia da ogni livello. La Federciclismo ha twittato: "Il giorno dopo aver ricordato i 4 anni dalla morte di Michele Scarponi, purtroppo dobbiamo prendere atto che nulla è cambiato. Quella di Silvia è un’altra, ennesima, inaccettabile tragedia. Basta!". Nada Cristofoli, delegata del Friuli Venezia Giulia per il ciclismo femminile, ha ricordato: "Silvia era un’atleta coraggiosa e la sua scomparsa lascia un vuoto profondo. Quello che aveva già fatto nonostante la giovane età ci fa dire che se ne è andata una vera promessa del ciclismo italiano e non solo".