Luigi Caroppo Mettiamola così: che sia l’ultimo pesantissimo sacrificio che una categoria, i gestori dei locali da ballo, devono sopportare. Un sacrificio che parte dagli interessi legittimi di migliaia di imprese diffuse sul nostro territorio nazionale e guarda al bene comune, ad un futuro migliore per tutti. Sì, a...

Luigi

Caroppo

Mettiamola così: che sia l’ultimo pesantissimo sacrificio che una categoria, i gestori dei locali da ballo, devono sopportare. Un sacrificio che parte dagli interessi legittimi di migliaia di imprese diffuse sul nostro territorio nazionale e guarda al bene comune, ad un futuro migliore per tutti. Sì, a una prospettiva a porte aperte, anche in discoteche e balere. Vorrà dire, quando torneremo a ballare davanti al dj, che sarà festa collettiva perché l’incubo sarà finito. Certo bisognerà vedere come ci arriverà questa categoria all’appuntamento di cui ancora non abbiamo una data neppure abbozzata.

Per contenere la rabbia, per limitare licenziamenti e chiusure di aziende, per evitare che un indotto vada in rosso, locali da ballo e discoteche devono essere aiutati fino all’ultimo centesimo perché sicuramente il settore è stato uno dei più colpiti questa estate (ma anche nei mesi precedenti ci furono problemi, polemiche e contagi). Un sacrificio collettivo che ha messo in ginocchio anche la tradizione imprenditoriale e sociale dei nostri territori vacanzieri e sbiadito la cartolina delle mete turistiche, più o meno vip come la Riviera romagnola o la Versilia. Chi ha potuto si è arrangiato trasformando le ’disco’ in ristoranti con musica dal vivo. Ma seduti la musica cambia ritmo e quasi quasi stona.

Nel ferragosto 2021, oltre al sacrificio, i gestori hanno dovuto anche sbollire l’indignazione: locali chiusi, rave da 10mila persone. La reazione è stata composta, ma almeno si metta mano a norme nuove per sanzionare chi improvvisa feste illegali occupando colline intere.