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18 mag 2022

"Sì alle armi, siamo donne di sinistra". La lezione delle leader europee

Le premier socialiste di Finlandia e Svezia e la ministra verde tedesca non hanno i dubbi di certi colleghi italiani

18 mag 2022
raffaele marmo
Cronaca
Finnish Prime Minister Sanna Marin (R) and her Swedish counterpart Magdalena Andersson speak to the media, outside the Prime Minister's official residence Kesaeranta in Helsinki, Finland, on March 5, 2022. - The topics of the Prime Ministers' bilateral meeting include the security situation in Europe, economic issues and other topical EU affairs. (Photo by Roni Rekomaa / Lehtikuva / AFP) / Finland OUT
Le premier svedesi e finlandesi Magdalena Andersson e Sanna Marin
Finnish Prime Minister Sanna Marin (R) and her Swedish counterpart Magdalena Andersson speak to the media, outside the Prime Minister's official residence Kesaeranta in Helsinki, Finland, on March 5, 2022. - The topics of the Prime Ministers' bilateral meeting include the security situation in Europe, economic issues and other topical EU affairs. (Photo by Roni Rekomaa / Lehtikuva / AFP) / Finland OUT
Le premier svedesi e finlandesi Magdalena Andersson e Sanna Marin

Che cosa hanno in comune Magdalena Andersson, Sanna Marin e Annalena Baerbock? Sono donne, di sinistra, di solida formazione e radicata militanza socialdemocratica o liberal-progressista. Sono femministe, orgogliose di esserlo, ambientaliste della prima ora, di convinta cultura Lgbt, europeiste di prim’ordine, dalle profonde radici pacifiste. Sono anche laiche, eppure ugualmente portatrici di quella sostanzialista etica protestante parte integrante della constituency delle culture politiche del Nord-Europa. Ma le due premier, finlandese e svedese, e la ministra degli Esteri tedesca (leader dei Verdi con Robert Habeck, vicecancelliere e ministro dell’Economia) hanno in comune, oggi, anche altre caratteristiche. Sono, tutte e tre, determinatamente contro Putin e a favore del sostegno, con le armi, all’Ucraina. E sono, allo stesso tempo, per l’ingresso rapido di Finlandia e Svezia nella Nato. Dunque, secondo la sterile vulgata di certo pacifismo unilateralista, principalmente italiano, le tre protagoniste del contrasto all’aggressione dello Zar di Mosca avrebbero tradito ideali e valori del Sol dell’Avvenire o di altri soli per diventare atlantiste, militariste, oltranziste del pensiero unico occidentale. E, invece, no. Non c’è niente di più coerente tra la tradizione del pragmatismo riformista delle socialdemocrazie nordiche e le scelte, anche drastiche, dettate dalle ragioni del tempo nuovo e drammatico che incombe. Mentre solo la gabbia ideologica di matrice comunista può far scattare i riflessi condizionati dell’anti-atlantismo e dell’anti-americanismo che vanno in scena in ambienti della sinistra radicale e non solo. Certo, non abbiamo avuto la nostra Bad Godesberg, ma il più grande Partito comunista dell’Occidente e poco hanno potuto le svolte di Giuseppe Saragat e Pietro Nenni nel segno del riformismo socialista: e gli effetti delle differenze si vedono rispetto agli altri Paesi europei. Ma, in realtà, c’entra, a spiegare l’irenismo velleitario italico anche certa impostazione cattolica, anche’essa votata all’idealismo a prescindere. Magdalena Andersson, Sanna Marin e Annalena Baerbock, insomma, non ...

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