Una ragazza durante la vaccinazione anti Covid
Una ragazza durante la vaccinazione anti Covid
Il Green pass d’ora in poi varrà 12 mesi. Ma quanto dura effettivamente la protezione del vaccino e, soprattutto, potrebbe rendersi necessaria per chi ha già completato la profilassi una terza dose? "Preferisco chiamarla dose di richiamo – esordisce Marcello Tavio, presidente della Simit (Società italiana malattie infettive e tropicali) e primario della divisione di malattie infettive degli Ospedali riuniti di Ancona – sottolineando che le prime somministrazioni sono assolutamente adeguate a garantire la dovuta protezione". Covid oggi, il bollettino del 30 agosto. Tutti i dati Genova, Matteo Bassetti inseguito e minacciato sotto casa da no vax Professore, la scelta di spostare a un anno la validità della...

Il Green pass d’ora in poi varrà 12 mesi. Ma quanto dura effettivamente la protezione del vaccino e, soprattutto, potrebbe rendersi necessaria per chi ha già completato la profilassi una terza dose? "Preferisco chiamarla dose di richiamo – esordisce Marcello Tavio, presidente della Simit (Società italiana malattie infettive e tropicali) e primario della divisione di malattie infettive degli Ospedali riuniti di Ancona – sottolineando che le prime somministrazioni sono assolutamente adeguate a garantire la dovuta protezione".

Covid oggi, il bollettino del 30 agosto. Tutti i dati

Genova, Matteo Bassetti inseguito e minacciato sotto casa da no vax

Professore, la scelta di spostare a un anno la validità della certificazione verde è dovuta anche alla necessità di portare più persone al completamento del primo ciclo vaccinale?

"Domanda del tutto legittima, ma l’estensione a 12 mesi del Green pass è coerente con le informazioni che stiamo acquisendo sulla durata della risposta vaccinale. Anche se il monitoraggio dei dati è costantemente in corso e non ci sono ancora risposte definitive, le evidenze scientifiche basate su analisi condotte su larga scala non mostrano flessioni sostanziali dell’effetto protettivo dell’immunizzazione. D’altronde la scadenza iniziale di sei mesi era stata già portata a nove".

Segnalazioni provenienti da Usa e Israele avevano però sollevato dubbi riguardo la protezione superiore ai sei mesi.

"Certezze assolute non sono state ancora raggiunte, la situazione è fluida, il follow-up dei soggetti vaccinati è ancora troppo breve e le statistiche vengono aggiornate di giorno in giorno. Sembra però che, anche se gli anticorpi neutralizzanti tendono a scendere nel corso del tempo, le risposte cellulari e la memoria dell’incontro con l’antigene virale persistano più a lungo di quanto si pensasse"

Cosa pensa di un’eventuale terza somministrazione?

"Ritengo che la copertura funzioni con due dosi e che, al momento, sia inutile procedere massicciamente con una terza, da riservare eventualmente ai pazienti fragili o immunodepressi. Si rischierebbe inoltre di ingolfare la macchina organizzativa".

I guariti dal Covid beneficiano di una protezione maggiore?

"Alcuni studi non strettamente legati al Covid hanno dimostrato che l’organismo dei pazienti che superano un’infezione sviluppa una risposta immunitaria molto più mirata nei confronti di quel determinato virus. Ciò non toglie che il vaccino sia fortemente consigliato in una dose unica anche a chi è guarito dal Coronavirus entro un anno dall’inizio della malattia".

La validità di un tampone per ottenere il Green pass è rimasta ferma a 48 ore. Sbagliato attendersi un allungamento anche in questo caso?

"Assolutamente sì. Il tampone effettua una diagnosi temporanea che potrebbe modificarsi persino il giorno dopo la sua esecuzione se il paziente entra in contatto con il virus. Le 48 ore sono quindi un intervallo di tempo più che ragionevole. Per avere la certezza assoluta dovremmo eseguire un test al giorno".

All’appello vaccinale mancano ancora alcuni milioni di over 50. Cosa direbbe a un indeciso?

"Vaccinarsi è una scelta di responsabilità nei confronti della propria salute e di quella della comunità in cui viviamo. I vaccini sono sicuri e ci proteggono dal virus. Senza contare che, se dovesse partire un’ulteriore ondata, il virus avrebbe una platea ancora troppo vasta da colpire, con la conseguenza di congestionare il sistema sanitario, rendendo difficile il trattamento e l’iter di prevenzione di malattie potenzialmente mortali come il cancro e le patologie cardiovascolari. Bisogna esercitare il senso di responsabilità".