Le strade dei centri storici affollate per lo shopping pre-natalizio
Le strade dei centri storici affollate per lo shopping pre-natalizio
Roma, 10 dicembre 2020 - Si acuiscono le tensioni per le restrizioni natalizie decise dal governo. Grande distribuzione, centri commerciali, associazioni di categoria, piccoli Comuni denunciano asimmetrie e irrazionalità del Dpcm appena partorito, attivano canali di solidarietà politica, chiedono all’esecutivo di ripensare, rivalutare, correggere. Palazzo Chigi risponde con la pubblicazione di nuove Faq che, salvo modeste eccezioni (come la libertà di movimento ai "genitori separatiaffidatari per trascorrere le feste con i figli minori"), riconfermano la linea dura senza reali aperture a chi si sente bersagliato. Coronavirus, il bollettino del 10 dicembre "Nei giorni festivi e prefestivi di dicembre non si possono comprare i regali di Natale nei centri commerciali", rimarcano Coop, Conad, Confcommercio, Confimprese, Federimprese e Consiglio nazionale dei centri commerciali in rappresentanza di 40mila punti vendita e 780mila lavoratori. "Per la sicurezza abbiamo investito. Perché si toglie alle persone il diritto di scegliere dove fare i...

Roma, 10 dicembre 2020 - Si acuiscono le tensioni per le restrizioni natalizie decise dal governo. Grande distribuzione, centri commerciali, associazioni di categoria, piccoli Comuni denunciano asimmetrie e irrazionalità del Dpcm appena partorito, attivano canali di solidarietà politica, chiedono all’esecutivo di ripensare, rivalutare, correggere. Palazzo Chigi risponde con la pubblicazione di nuove Faq che, salvo modeste eccezioni (come la libertà di movimento ai "genitori separatiaffidatari per trascorrere le feste con i figli minori"), riconfermano la linea dura senza reali aperture a chi si sente bersagliato.

Coronavirus, il bollettino del 10 dicembre

"Nei giorni festivi e prefestivi di dicembre non si possono comprare i regali di Natale nei centri commerciali", rimarcano Coop, Conad, Confcommercio, Confimprese, Federimprese e Consiglio nazionale dei centri commerciali in rappresentanza di 40mila punti vendita e 780mila lavoratori. "Per la sicurezza abbiamo investito. Perché si toglie alle persone il diritto di scegliere dove fare i propri acquisti?", è la domanda che non esplicita (ma forse sottintende) il dubbio di un trattamento di favore – una specie di risarcimento non dichiarato – ai negozianti ’classici’, sin qui più colpiti dalla crisi.

Le associazioni dei consumatori appaiono spaccate. Se per il Codacons la scelta del governo è addirittura "sacrosanta", perché "i luoghi al chiuso come i centri commerciali nei weekend possono trasformarsi in focolai di contagio", per l’Unc la decisione è al contrario "scellerata", perché oltre a "danneggiare gli ipermercati" favorirà "assembramenti in tutti i centri storici". Anche la filiera agricolo-ricettiva reclama una sterzata normativa. Secondo Coldiretti e Cia, impedire gli spostamenti tra i Comuni – senza alcuna distinzione – nei giorni di Natale, Santo Stefano e Capodanno colpirà duramente 24mila agriturismi: la ristorazione a pranzo sarà vanificata dai divieti, anziché incentivata, togliendo così pressione ai centri cittadini.

Il nodo più controverso resta infatti l’obbligo di restare all’interno del proprio Comune nei giorni da bollino rosso. A parte i casi limite di chi abita a cavallo di confini comunali, provinciali o regionali, oppure i casi problematici dei paesini di poche decine di anime privi dei servizi essenziali e meritevoli di specifica tutela, è oggettiva e generalizzata la discriminazione di chi risiede in contesti frammentati, con municipi uno appiccicato all’altro, rispetto a chi vive in grandi città. Per questo, pur con diversi accenti, le Regioni sollecitano il governo a una riflessione.

"A Roma, Milano o Bologna posso fare decine di chilometri per andare da un parente. Non posso invece spostarmi di 500 metri" tra un Comune e l’altro: "Una contraddizione c’è", riconosce Stefano Bonaccini, governatore dell’Emilia-Romagna, invocando "buon senso". "Non dico di togliere il divieto di spostamento, ma almeno di derogare per chi va dal papà o dal nonno per non lasciarlo solo".

Secondo le Faq appena pubblicate, il caso illustrato da Bonaccini potrà invece trovare tutela solo per motivi di "necessità o salute". In particolare dare assistenza a persone non autosufficienti dal 21 dicembre al 6 gennaio sarà consentito, fuori Comune o Regione, solo "ove non sia possibile assicurare la necessaria assistenza tramite altri soggetti nello stesso ComuneRegione" e, in caso, "con un solo parente adulto, eventualmente accompagnato da minori". Seconde case fuori Regione accessibili solo prima del 20 dicembre. Poi tutti fermi fino al 7 gennaio.

1. Assistere opersone non autosufficienti

In caso di "assistenza a parenti non autosufficienti" ci si potrà spostare "anche dal 21 al 6 gennaio, tra Comuni o regioni di colore diverse". Non bisogna però superare "il numero strettamente necessario a fornire l’assistenza". Quale? Di norma, si specifica nelle Faq, "non più di un parente adulto, accompagnato dai minori che abitualmente egli già assiste".

2. Genitori in salute? Nessuna deroga

Nessuna deroga per chi visita parenti in buona salute, genitori compresi. Spostamenti possibili "solo se ci si muove da zona gialla a zona gialla e solo fino al 20 dicembre e a partire dal 7 gennaio". Negli altri giorni dell’intervallo, lo spostamento è possibile "solo se si ha residenza o domicilio nella regione di destinazione". A Natale, S.Stefano e Capodanno ci si sposta solo all’interno del proprio Comune.

3. Coppie separate in visita ai figli

Genitori separati o affidatari possono spostarsi tra 21 dicembre e 6 gennaio per andare in Comuni o regioni diverse o all’estero per trascorrere le feste con i figli minorenni. Si tratta di spostamenti "motivati da necessità", si legge nelle Faq. Nel caso di spostamenti da o per l’estero, bisogna essere a conoscenza delle prescrizioni sanitarie del Paese da cui si parte o in cui ci si reca.

4. Seconde case: occhio alle regole

Gli spostamenti verso le seconde case in regioni diverse sono consentiti entro il 20 dicembre e dopo il 7 gennaio e solo da area gialla ad area gialla. Se un componente durante quel periodo torna al lavoro, non potrà ritornare nella seconda casa prima del 7 gennaio. Chi, infine, per lavoro vive in un’altra regione rispetto al partner, potrà ricongiungersi dal 21/12 al 6/1 nella casa in cui la coppia è solita ritrovarsi.