POPE FRANCIS LEADS A MASS FOR THE SYNOD ON THE FAMILYIN ST. PETER'S BASILICA AT THE VATICANN. OCTOBER 5, 2014 - POPE FRANCIS, PAPA FRANCESCO, CARDINAL JORGE MARIO BERGOGLIO, PHOTO POPE FRANCIS, FOTO PAPA FRANCESCO, PHOTO POPE FRANCIS, FOTO PAPA FRANCESCO, STEFANO SPAZIANI, PAPST FRANZISKUS, PAPE FRAN OIS, PAPIE FRANCISZEK, ST. PETER'S BASILICA, BASILKICA SAN PIETRO, SYNOD ON THE FAMILY, SINODO,  _DSC19515
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Giovanni Panettiere

CITTÀ DEL VATICANO, 13 ottobre 2014 - SE IL PAPA chiede ai partecipanti al Sinodo di parlare apertamente, padre Antonio Spadaro non si nasconde dietro i paraventi. Sulla sessualità in generale («Nel momento in cui si valorizza il discernimento non si può prescindere dalla libertà di coscienza dei coniugi che ovviamente non è libero arbitrio») come sulle coppie dello stesso sesso («Non è affatto escluso a priori che queste relazioni possano esprimere sacrificio e donazione»). Gesuita al pari di Bergoglio, il direttore de La Civiltà Cattolica è uno dei 26 delegati pontifici presenti nell’assemblea dei vescovi sulla famiglia di cui racconta, in presa diretta e senza segreti, clima e sviluppi. A partire da una parola chiave del vocabolario della Compagnia di Gesù, ideale per sintetizzare i lavori: ‘discernimento’, ossia attenzione alle situazioni reali delle singole persone prima di avventurarsi in giudizi di merito.

Chiuse le congregazioni generali, da oggi si lavora nei circoli ristretti sino alla votazione (sabato) del documento finale: padre Spadaro, è già tempo di bilanci?
«Quelli si faranno alla fine del percorso sinodale che si chiuderà nel 2015 con l’assise ordinaria. Per ora posso solo dire che in aula si avverte una grande libertà di spirito nell’affrontare tutti i temi, anche quelli più spinosi. Il Sinodo non è un vertice di intellettuali, ma una riunione di pastori calati nella realtà della Chiesa, desiderosi di far sì che la misericordia di Dio abbracci ogni aspetto della famiglia».

Sull’accesso ai sacramenti degli irregolari si è scritto di uno scontro fra il cardinale Gerhard Mueller, rigorista, e l'arcivescovo Bruno Forte, più aperto.
«Non c’è stata nessuna tensione personale, ma un dialogo schietto fra posizioni differenti che non ha nulla a che spartire con i dibattiti politici. Sta semmai emergendo il cuore dei pastori. Stiamo vivendo una dinamica aperta di discernimento. Ascoltando, inoltre, si modificano le posizioni».

Che riscontro ha avuto in assemblea la proposta di un percorso penitenziale propedeutico a dare l'Eucarestia a chi si risposa dopo la rottura del matrimonio?
«Questo approccio ha riscosso un largo interesse di cui si dovrà tener conto nel documento finale. Ma, detto questo, non è pensabile una norma generale. La Comunione non sarà né per nessuno, né per tutti, a mio avviso. Serve un discernimento pastorale caso per caso».

Per esempio?
«C’è una condizione per entrare nel banchetto, dice Gesù: avere la veste nuziale che è l’amore a Dio e al prossimo. Chi divorzia per egoismo non ha la veste per il banchetto. Invece, chi ha sofferto per ciò che è avvenuto probabilmente sì».

Il dibattito al Sinodo ha confermato l'opposizione della Chiesa al matrimonio gay, ma al contempo è mancata una svalutazione a priori della coppia omosessuale e si è sottilineata l’urgenza dell’ascolto nei confronti degli omosessuali.
«Molti interventi prediligono il discernimento e l'attenzione alla persona, con le sue esperienze e i suoi vissuti, piuttosto che una condanna in partenza. Non è affatto escluso a priori che queste relazioni possano esprimere sacrificio e donazione, no».

Sulla contraccezione solo gli interventi degli ospiti ecumenici hanno fatto cenno alla libertà di coscienza dei coniugi.
«Nel momento in cui si valorizza il discernimento non si può prescindere dalla coscienza che, come diceva il beato Newman, è ‘il primo vicario di Cristo’. Nei contributi dei padri sinodali, dunque, è stata menzionata così, non come arbitrio, ma come discernimento».

Non sarebbe meglio esplicitare la libertà di coscienza nella relazione finale?
«Il tema è delicato e sentito. Per questo auspico che non sia lasciato nulla sottinteso».