di Alessandro Farruggia La coperta è molto corta e urge l’approvazione di nuovi vaccini. Anche perché la Germania sembra avere un canale preferenziale con PfizerBioNTech: i vaccini a lei destinati dall’accordo europeo, magicamente arrivano lì (molto) prima che altrove. E in un’epidemia avere più dosi prima degli altri fa una grossa differenza. Una cosa è certa. È irrealistico pensare che PfizerBioNTech – il solo vaccino finora approvato dall’Ema, l’agenzia regolatoria europea – possa togliere le castagne dal fuoco da sola. Le due aziende aumenteranno di qualche centinaio di migliaia di dosi la produzione, ma senza l’approvazione di altri vaccini...

di Alessandro Farruggia

La coperta è molto corta e urge l’approvazione di nuovi vaccini. Anche perché la Germania sembra avere un canale preferenziale con PfizerBioNTech: i vaccini a lei destinati dall’accordo europeo, magicamente arrivano lì (molto) prima che altrove. E in un’epidemia avere più dosi prima degli altri fa una grossa differenza.

Una cosa è certa. È irrealistico pensare che PfizerBioNTech – il solo vaccino finora approvato dall’Ema, l’agenzia regolatoria europea – possa togliere le castagne dal fuoco da sola. Le due aziende aumenteranno di qualche centinaio di migliaia di dosi la produzione, ma senza l’approvazione di altri vaccini mancheranno milioni di dosi e le campagne di immunizzazione rischiano di saltare e slittare di mesi, se non di anni. "La situazione – ha detto al settimanale Spiegel Ugur Sahin, uno dei due capi della startup tedesca BioNTech, che ha prodotto il vaccino con l’americana Pfizer – non è buona. Si è creato un gap perché non sono stati approvati altri vaccini e noi dobbiamo coprire il buco con i nostri. In Europa si presumeva che molte altre aziende avrebbero messo a disposizione vaccini. Apparentemente l’approccio era: ne avremo abbastanza, abbiamo la situazione sotto controllo. Sono rimasto sorpreso, all’epoca, e i fatti mi stanno dando ragione".

"Stiamo lavorando con l’Ue – ha proseguito Sahin – per espandere ulteriormente le nostre capacità di produzione e fornire dosi aggiuntive di vaccino. Questa settimana è stato concordato con la Commissione Europea di fornire altri 100 milioni di dosi di vaccino, come da opzione del contratto da 200 milioni di dosi, e noi puntiamo di rendere operativo il nuovo impianto di Marburg, in Germania, molto prima del previsto, forse già a febbraio, e fornire in questo modo 250 milioni di dosi aggiuntive nella prima metà dell’anno. Alla fine di gennaio avremo chiarezza sul se e quanto possiamo produrre di più". In questo modo si consoliderebbe l’obiettivo di 1,3 miliardi di dosi PfizerBioNTech prodotte entro la fine del 2021, sinora un obiettivo "subordinato alla capacità produttiva", e quindi condizionato. Ma questo vaccino, da solo, non può assolutamente bastare.

Ema va con i piedi di piombo ma il 6 gennaio è prevista la riunione per l’approvazione del vaccino di Moderna e qualcosa si muove anche per AstraZeneca. Nonostante l’ente regolatorio abbia sostenuto il 29 dicembre che sinora non è stata presentata un richiesta formale di messa in commercio da AstraZeneca e che mancano ancora dati, l’approvazione del vaccino potrebbe avvenire attorno al 18-26 gennaio, dato che il 30 dicembre AstraZeneca ha fornito il materiale che mancava.

Questo è l’auspicio di tutti anche perché il vaccino PfizerBioNTech sembra essere magicamente attirato dalla Germania (che, non paga, ha fatto anche un accordo bilaterale aggiuntivo da 30 milioni di dosi). Il 26 dicembre sono giunte in terra tedesca – fonte il ministero della Sanità tedesco – 151.125 mila dosi, il 28 dicembre 521.626 mila il 30 dicembre 672.750. Al 31 dicembre in Italia ne erano arrivate solo 469.950 mila a fronte di 1.345.500 in Germania, dove entro domani ne giungeranno altre 672.750 mila, portando il totale a 2.018.250. Evidentemente, al di là delle rassicurazioni e del politically correct europeo, ci sono figli e figliastri.