Amaro (Udine), 30 novembre 2021 - Un (innocuo) serpente albino nei boschi del Friuli Venezia Giulia, ad Amaro (Udine). Ha resistito miracolosamente al freddo, quindi è stato catturato - con delicatezza - dal Corpo Forestale di Tolmezzo e consegnato al centro di recupero fauna selvatica di Terranova (Gorizia).

Ma come è finito lì? Esemplare femmina, esotico perché è nordamericano – ma venduto legalmente nei rettilari – possibile che il suo padrone se ne sia liberato perché, come capita spesso, era cresciuto ed era diventato impegnativo tenerlo in casa. “Lo fanno tanti cosiddetti appassionati", è rassegnato Luca Lapini, lo zoologo che ha fatto l’identikit del serpente.

"Intanto è un esemplare femmina – spiega –. Si chiama serpente del grano (Pantherophis guttatus, ex Elaphe guttata), reso albinotico da incroci tra consanguinei. Di libera vendita, è nordamericano, si nutre di topi ed è molto gettonato tra terrariofili (amanti dei rettili in terrario). Del tutto innocuo, ha ben poche possibilità di sopravvivere in natura”.

Il mercato

Chi lo ha abbandonato ha commesso un reato, come ricordano i forestali della stazione di Tolmezzo (dpr 357/1997). “Davvero miracoloso che abbia resistito al freddo e non sia stato ucciso - si meraviglia Lapini -. Questi incroci hanno uno scopo commerciale. Perché un serpente albino vale di più”.

Lo conferma Damiano Baradel del centro recupero fauna selvatica di Terranova. “Abbiamo anche pitoni reali e boa, sempre sequestrati. Su quelli gli incroci e le mutazioni che in natura non esistono possono valere anche migliaia di euro. Gli appassionati di serpenti sono tanti. Ma spesso mi chiedo se davvero siano appassionati o se invece non li comprino perché 'fa figo'. Li acquistano piccoli, quando crescono magari non li vogliono più. Un boa può arrivare a 4 metri. Così  li abbandonano. Spesso condannandoli a morte. Quando prendono un colpo di freddo, rischiano la vita, anche se magari non muoiono subito”. Nel centro arrivano spesso anche tartarughe, come 'le guance rosse' americane, oggi vietate, "ormai ne abbiamo quasi settecento. Sono pericolose per l'ecosistema". 

Anche pitoni e boa si vendono liberamente, "ma solo se accompagnati da un documento che ne certifichi la nascita in cattività.