Papà Guglielmo è morto a maggio dopo l’estenuante battaglia per la verità
Papà Guglielmo è morto a maggio dopo l’estenuante battaglia per la verità
di Nino Femiani Si apre dopo 20 anni il processo per la morte di Serena Mollicone, la diciottenne di Arce (Frosinone) uccisa nel 2001. La prima udienza dura una manciata di minuti, il procedimento viene aggiornato al 16 aprile nell’aula magna dell’Università di Cassino. Oltre a Consuelo, sorella della ragazza, figura parte lesa anche l’Arma dei carabinieri e ha depositato istanza per costituirsi anche il Comune di Arce. Non sarà in aula, invece, il papà di Serena, Guglielmo Mollicone, che dopo aver lottato per quasi venti anni, è morto lo scorso maggio, qualche mese prima del rinvio a...

di Nino Femiani

Si apre dopo 20 anni il processo per la morte di Serena Mollicone, la diciottenne di Arce (Frosinone) uccisa nel 2001. La prima udienza dura una manciata di minuti, il procedimento viene aggiornato al 16 aprile nell’aula magna dell’Università di Cassino. Oltre a Consuelo, sorella della ragazza, figura parte lesa anche l’Arma dei carabinieri e ha depositato istanza per costituirsi anche il Comune di Arce. Non sarà in aula, invece, il papà di Serena, Guglielmo Mollicone, che dopo aver lottato per quasi venti anni, è morto lo scorso maggio, qualche mese prima del rinvio a giudizio dei cinque imputati.

Alla sbarra compaiono il maresciallo dei carabinieri Franco Mottola, ex comandante della stazione di Arce, la moglie Anna Maria, il figlio Marco che oggi gestisce un negozio di giocattoli, il maresciallo Vincenzo Quatrale e l’appuntato Francesco Suprano. I Mottola e Quatrale sono accusati di concorso in omicidio, Suprano solo di favoreggiamento. Nel processo entra anche la morte del carabiniere Santino Tuzi: per questo Quatrale è accusato di istigazione al suicidio del brigadiere. Duecento i testimoni proposti da accusa e difesa, ma toccherà alla Corte d’Assise mettere il bollo sulla rosa dei "convocati" in un processo frenato da innumerevoli ritardi. Non bastasse la chiusura dei tribunali, causa Covid, ci si è messo anche il trasferimento di due giudici togati della Corte di Assise dal tribunale, circostanza che ha spinto il presidente, Massimo Capurso, a rimandare la pensione per scongiurare altri slittamenti. L’udienza di ieri era a porte chiuse a causa dell’emergenza pandemica. Per quelle future, la stampa ha chiesto e ottenuto di poter assistere, trattandosi di un "processo dall’interesse sociale particolarmente rilevante". Serena Mollicone scompare la mattina del 1 giugno 2001. Esce presto per andare all’ospedale, non farà mai più ritorno a casa. All’ora di pranzo il padre, maestro elementare e titolare di una cartoleria, inizia a preoccuparsi e nel pomeriggio ne denuncia la scomparsa ai carabinieri.

Due giorni dopo il corpo della ragazza viene trovato vicino a un mucchio di rifiuti in un boschetto all’Anitrella. Serena ha mani e piedi legati da nastro adesivo e fil di ferro, un sacchetto di plastica in testa. La procura di Cassino e il "padre coraggio" non mollano. Le indagini riprendono nel 2008 quando, prima di essere interrogato, il brigadiere Santino Tuzi, si suicida. Gli investigatori ipotizzano che il militare fosse terrorizzato da Quatrale. Scattano nuovi accertamenti dei Ris. L’ipotesi accusatoria è che Serena sia stata all’interno della stazione dei carabinieri dove avrebbe avuto una violenta discussione con Marco Mottola. Qui, in un alloggio in disuso, avrebbe battuto con violenza la testa contro una porta. Non è morta, solo tramortita. Viene portata nel boschetto e qui soffocata. Ora si apre il sipario: attesa anche una testimonianza top-secret, di uno straniero che avrebbe assistito a parte della scena.