Il post di Milan Youth per Seid
Il post di Milan Youth per Seid

Napoli, 5 giugno 2021  - Una storia drammatica del suicidio di un giovane calciatore. Sì, perché a differenza di quanto si era pensato ieri, Seid Visin, 20 anni appena, nato in Etiopia e adottato quand'era piccolo da una famiglia di Nocera Inferiore - già calciatore nelle giovanili del Milan (dove era insieme a Gigio Donnarumma) e del Benevento - non è morto a causa di un malore. Si è suicidato. Se dalla lettera straziante scritta dal ragazzo - ma datata qualche anno fa - l'episodio poteva essere collegato a una pista razzista, il padre adottivo esclude con fermezza ogni correlazione e arriva a parlare di strumentalizzazione delle parole di Seid.

Sommario

Il suicidio (Seid si è impiccato nella casa di famiglia) risale a due giorni fa, ma la notizia è stata confermata solo oggi. Seid aveva debuttato nelle giovanili del Milan, poi era tornato a casa a studiare e prendersi il diploma di liceo scientifico. Giocava ancora, ma nella squadra di calcio a 5 dell' Atletico Vitalica. 

La lettera straziante

Questo il contenuto integrale della lettera che Said aveva scritto e che l'associazione "Mamme per la Pelle" ha condiviso adesso con un post su Facebook.

"Dinanzi a questo scenario socio-politico particolare che aleggia in Italia, io, in quanto persona nera, inevitabilmente mi sento chiamato in questione. Io non sono un immigrato. Sono stato adottato quando ero piccolo.

Prima di questo grande flusso migratorio ricordo con un po’ di arroganza che tutti mi amavano. Ovunque fossi, ovunque andassi, ovunque mi trovassi, tutti si rivolgevano a me con grande gioia, rispetto e curiosità. Adesso, invece, questa atmosfera di pace idilliaca sembra così lontana; sembra che misticamente si sia capovolto tutto, sembra ai miei occhi piombato l’inverno con estrema irruenza e veemenza, senza preavviso, durante una giornata serena di primavera. Adesso, ovunque io vada, ovunque io sia, ovunque mi trovi sento sulle mie spalle, come un macigno, il peso degli sguardi scettici, prevenuti, schifati e impauriti delle persone. Qualche mese fa ero riuscito a trovare un lavoro che ho dovuto lasciare perché troppe persone, prevalentemente anziane, si rifiutavano di farsi servire da me e, come se non bastasse, come se non mi sentissi già a disagio, mi additavano anche la responsabilità del fatto che molti giovani italiani (bianchi) non trovassero lavoro.

Dopo questa esperienza dentro di me é cambiato qualcosa: come se nella mia testa si fossero creati degli automatismi inconsci e per mezzo dei quali apparivo in pubblico, nella società diverso da quel che sono realmente; come se mi vergognassi di essere nero, come se avessi paura di essere scambiato per un immigrato, come se dovessi dimostrare alle persone, che non mi conoscevano, che ero come loro, che ero italiano, che ero bianco. Il che, quando stavo con i miei amici, mi portava a fare battute di pessimo gusto sui neri e sugli immigrati, addirittura con un’aria troneggiante affermavo che ero razzista verso i neri, come a voler affermare, come a voler sottolineare che io non ero uno di quelli, che io non ero un immigrato. L’unica cosa di troneggiante però, l’unica cosa comprensibile nel mio modo di fare era la paura.

La paura per l’odio che vedevo negli occhi della gente verso gli immigrati, la paura per il disprezzo che sentivo nella bocca della gente, persino dai miei parenti che invocavano costantemente con malinconia Mussolini e chiamavano “Capitano Salvini". La delusione nel vedere alcuni amici (non so se posso più definirli tali) che quando mi vedono intonano all’unisono il coro ”Casa Pound”. L’altro giorno, mi raccontava un amico, anch’egli adottato, che un po’ di tempo fa mentre giocava a calcio felice e spensierato con i suoi amici, delle signore si sono avvicinate a lui dicendogli: ”Goditi questo tuo tempo, perché tra un po’ verranno a prenderti per riportarti al tuo paese”.

Con queste mie parole crude, amare, tristi, talvolta drammatiche, non voglio elemosinare commiserazione o pena, ma solo ricordare a me stesso che il disagio e la sofferenza che sto vivendo io sono una goccia d’acqua in confronto all’oceano di sofferenza che stanno vivendo quelle persone dalla spiccata e dalla vigorosa dignità, che preferiscono morire anziché condurre un’esistenza nella miseria e nell’inferno. Quelle persone che rischiano la vita, e tanti l’hanno già persa, solo per annusare, per assaporare, per assaggiare il sapore di quella che noi chiamiamo semplicemente Vita".

Il gesto estremo di Seid non deriva da episodi di razzismo”. E’ la dichiarazione che i genitori del giovane talento nocerino hanno affidato a Telenuova, chiarendo in particolare che la lettera è tratta da un post Facebook di quasi 3 anni fa. I genitori escludono con fermezza quindi ogni correlazione tra il gesto e la pista razzista, e arrivano a parlare di strumentalizzazione delle parole di Seid.

Padre adottivo: "Non vittima di razzismo"

"Mio figlio non si è ammazzato perché vittima di razzismo. È sempre stato amato e benvoluto, stamane la chiesa per i suoi funerali era gremita di giovani e famiglie". Lo dice all'Ansa Walter Visin, padre adottivo dell'ex calciatore Seid, che a proposito della lettera scritta due anni fa dal giovane dice: "Fu uno sfogo, era esasperato dal clima che si respirava in Italia. Ma nessun legame con il suo suicidio, basta speculazioni". Quanto alle cause dell'accaduto, "non voglio parlare delle questioni personali di mio figlio. Dico solo che era un uomo meraviglioso".

Donnarumma: "Era un amico"

"Ho conosciuto Seid appena arrivato a Milano, vivevamo insieme in convitto, sono passati alcuni anni ma non posso e non voglio dimenticare quel suo sorriso incredibile, quella sua gioia di vivere". Gianluigi Donnarumma, giovane portiere della Nazionale di calcio, racconta all'Ansa il suo dolore per un compagno di strada perso troppo presto: "Era un amico, un ragazzo come me".

Il dolore dei compagni

Sono i suoi compagni della squadra a salutarlo su Facebook ricordandone il sorriso, "l'indiscusso talento, la naturale straordinaria predisposizione a dare del tu alla palla, che restano impressi nella nostra mente" e "la refrattarietà" a vedere il calcio come fonte di di guadagno. Vai via come sei arrivato, lasciandoci attoniti senza parole. A-Dios talento enorme dal cuore fragile". Ancora più straziante l'addio della sua psicoterapeuta, Rita D'Antuono D'Ambrosio, che il 3 giugno scorso ha messo in Fb un enorme cuore rosso accanto al suo nome, e poi ha pubblicato la lettera del ragazzo.

Marchisio: "Italia ha fallito"

"Un Paese che spinge un giovane ragazzo a fare un gesto così estremo è un Paese che ha fallito". Claudio Marchisio, ex giocatore della Juve, commenta così il suicidio di Seid Visin, il ventenne di origini etiopi che dopo un paio di stagioni nelle giovanili del Milan era tornato a Nocera Inferiore, dove era cresciuto dopo essere stato adottato da una famiglia italiana. "Facciamo un pò schifo - conclude Marchisio - Tutti. Di centro, di destra, di sinistra".

Le istituzioni

"Si è tolto la vita. A vent'anni. Sentiva il peso infame dello sguardo del razzismo. La lettera di addio di Seid Visin è un pugno allo stomaco. Ma che società vogliamo essere? Mi auguro che anche una "certa" politica rifletta sulle conseguenze delle sue sprezzanti parole". Così l'ex Presidente della Camera, Laura Boldrini. "Se puoi, scusaci. #SeidVisin". Scrive invece Enrico Letta, segretario del Pd. E  il ministro delle Politiche agricole, Stefano Patuanelli: "Oggi parlano tutti e giustamente di ambiente, di transizione ecologica per salvare il pianeta. A volte mi chiedo se saremo in grado di salvarci da noi stessi".  

"Seid aveva 20 anni e tutta la vita davanti. Era arrivato in Italia da bambino aveva vissuto qui praticamente tutta la sua vita. Eppure, giorno dopo giorno, il colore della sua pelle lo faceva sentire sempre più escluso da una comunità, la nostra, di cui si sentiva parte a pieno titolo - scrive Teresa Bellanova su Fb -. Alla fine, disperazione e frustrazione hanno prevalso. Seid si è ucciso, perchè non riusciva più a sopportare il razzismo delle persone intorno a lui". Mara Carfagna, ministra per il Sud e la Coesione territoriale, esprime vicinanza "alla famiglia e agli amici di Seid Visin, colpiti da una vicenda che strazia il cuore e dimostra il tragico portato del razzismo. La disperazione che emerge dalla lettera di questo ragazzo giovanissimo, nel fiore degli anni e delle energie, è una macchia che deve riempire di vergogna chiunque coltivi il disprezzo verso l'altro".

I funerali

"Adesso, ovunque io vada, ovunque io sia, ovunque mi trovi sento sulle mie spalle, come un macigno, il peso degli sguardi scettici, prevenuti, schifati e impauriti delle persone". L'atto d'accusa contro il razzismo scritto due anni fa da Seid  è stato letto integralmente stamane nella chiesa di San Giovanni Battista, accolto da un lungo applauso, nel corso dei funerali. "Buon viaggio campione", uno dei messaggi affissi all'esterno della chiesa dagli amici che hanno indossato anche magliette con la scritta "Arrivederci fratello. Ciao talento".