"Un’odissea lunga sei anni per diventare non un’eroina, come sostengono alcuni miei conoscenti, ma una madre: la mamma di Maily, una bambina con una storia di sofferenze alle spalle, nata in Cile nel 2009 e dal 2019 qui in Italia con me e mio marito". Vibra di gioia la voce di Silvia Anselmo, insegnante 45enne di Castelnuovo Rangone, nel Modenese, che ha coronato il desiderio di maternità seguendo la via (tutt’altro che in discesa) dell’adozione internazionale. Lo sapeva che l’iter sarebbe stato complicato? "Una volta andati a vuoto i tentativi per concepire naturalmente, io e mio marito abbiamo iniziato a informarci sulla...

"Un’odissea lunga sei anni per diventare non un’eroina, come sostengono alcuni miei conoscenti, ma una madre: la mamma di Maily, una bambina con una storia di sofferenze alle spalle, nata in Cile nel 2009 e dal 2019 qui in Italia con me e mio marito". Vibra di gioia la voce di Silvia Anselmo, insegnante 45enne di Castelnuovo Rangone, nel Modenese, che ha coronato il desiderio di maternità seguendo la via (tutt’altro che in discesa) dell’adozione internazionale.

Lo sapeva che l’iter sarebbe stato complicato?

"Una volta andati a vuoto i tentativi per concepire naturalmente, io e mio marito abbiamo iniziato a informarci sulla pratica. Sapevamo che la strada era difficile, ma volevamo percorrerla ugualmente. Era troppo forte il desiderio di diventare genitori".

Non avete mai pensato di ricorrere alla procreazione assistita?

"No, sarebbe stata una soluzione che ci avrebbe messo un po’ a disagio".

Come mai la procedura di adozione è durata sei anni?

"Ci sono state due fasi che hanno dilatato i tempi. In primo luogo abbiamo impiegato un paio di anni per ottenere, dal Tribunale per i minorenni di Bologna, il decreto d’idoneità. A un certo punto mio marito si è rotto il tendine d’Achille e questo sembrava un ostacolo insormontabile per il necessario certificato d’abilitazione fisica. Come se quel problema transitorio gli impedisse di esercitare la potestà genitoriale".

Assurdo...

"Abbastanza, sta di fatto che alla fine siamo riusciti ad avere l’abilitazione. Ma era solo l’inizio dell’odissea, perché il giudice minorile una prima volta ci ha negato il decreto d’idoneità, mettendo in discussione, pur non essendo sua competenza, la relazione favorevole della psicologa ed esigendo una seconda perizia. Per fortuna poi alla fine il provvedimento è arrivato".

A quel punto come è andata avanti la pratica?

"Esclusa la possibilità di adozione in ambito nazionale, che è ormai un miracolo riuscire ad ottenere nel nostro paese, siamo entrati in contatto con l’ente per le adozioni internazionali Ai.bi. per seguire l’iter relativo. E qui si è incappati nella seconda difficoltà, più personale. Dopo essere stati inseriti dal Cile, lo Stato che ci è è stato assegnato in base al nostro profilo, nella lista d’attesa delle coppie idonee, sono passati tre anni prima della sentenza d’adozione del giudice straniero".

Come ha vissuto questa specie di limbo?

"Ci sono stati momenti di grande sconforto, ti passa per la mente di tutto. Compresa la paura di essere stata esclusa dall’adozione. Noi abbiamo reagito frequentando i corsi dell’ente per l’accompagnamento delle famiglie adottanti. Abbiamo studiato lo spagnolo, cercato di conoscere il più possibile la storia e la cultura del Cile, ma emotivamente non è stata facile. Tocchi con mano la sfiducia nel sistema delle adozioni".

Oggi Maily è sua figlia: come va la convivenza?

"Fantastica, ogni giorno è più bello del precedente. Noi stiamo conoscendo lei e viceversa. Maily frequenta la quarta elementare, parla sempre meglio l’italiano, si è integrata, ha i suoi amici".

Se vi chiederà di far un viaggio in Cile, l’accompagnerete?

"Per ora si sente pienamente italiana. Ha tanti parenti in Sud America, nel caso saremo felice di tornare là con lei".