Roma, 14 giugno 2021 - Vaccini Covid, nonostante i dubbi di alcuni governatori ed esperti, oggi l'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha reso noto che "approva la vaccinazione mista per i soggetti under 60 che abbiano ricevuto una prima dose di Vaxzevria (AstraZeneca)". 
Nel parere dell'Aifa si legge: "Sulla base di studi clinici pubblicati nelle ultime settimane, la Commissione tecnico scientifica ha ritenuto, a fronte di un rilevante potenziamento della risposta anticorpale e un buon profilo di reattogenicità, di approvare il mix vaccinale (prima dose con Vaxzevria e seconda dose con Comirnaty o, per analogia, con il vaccino Moderna)". È in corso di pubblicazione in Gazzetta la determina attuativa. 

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Sommario:

 

Risposta anticorpi: i dati clinici

Con il mix di vaccini, AstraZeneca per la prima dose e Pfizer (o Moderna) per la seconda, si osserva una buona risposta anticorpale, anche se aumentano gli effetti collaterali lievi, sottolinea la Commissione tecnico scientifica dell'Aifa. "Oltre che dalla plausibilità biologica che diversi metodi di espressione della proteina spike nelle cellule del ricevente siano in grado di indurre risposte verso epitopi in gran parte sovrapponibili - scrive la Cts dell'Aifa - tale approccio è sostenuto dai dati clinici che derivano da 2 studi clinici pubblicati nelle ultime settimane condotti rispettivamente in Spagna e in Inghilterra e, che mostrano buoni risultati in termini di risposta anticorpale (CombiVacS) e sicurezza (in termini di accettabilità degli effetti collaterali)". 
A fronte di un "rilevante potenziamento della risposta anticorpale ottenuta con la prima dose, suggestivo di un effetto booster", scrive ancora la Cts, "il mix vaccinale (prima dose con Vaxzevria e seconda dose con Comirnaty) ha presentato un profilo di reattogenicità che, seppure caratterizzato da una maggiore frequenza in termini di effetti collaterali locali e sistemici di grado lieve/moderato, è apparso nel complesso accettabile e gestibile". 

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Quando somministrare il richiamo

Sulla base di questi studi la commissione ritiene che "i dati disponibili possano supportare l'utilizzo del vaccino Comirnaty e, per analogia, del vaccino Moderna, come seconda dose per completare un ciclo vaccinale misto, nei soggetti di età inferiore ai 60 anni che abbiano già effettuato una prima dose di vaccino Vaxzevria". Sulla base dello studio CombiVacS si ritiene, infine, "che la seconda somministrazione con vaccino a mRNA possa avvenire a distanza di 8-12 settimane dalla somministrazione di Vaxzevria". 

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Regioni in ordine sparso

Non tutte le regioni aderiscono al piano del governo approvato dall'Aifa. Chi si adegua alle indicazioni e chi continua a dire no al mix di vaccini; chi sospende i richiami con i farmaci a mRna al posto di Astrazeneca finché non avrà garanzie su ulteriori forniture e chi lascia la possibilità di scegliere se avere o meno la seconda dose con il farmaco anglo-svedese anche se si hanno meno di 60 anni. 
In Campania Vincenzo De Luca ha annunciato di aver inviato a Speranza una "nota tecnica" contenente i dubbi sulla vaccinazione eterologa ribadendo il no della sua regione: il mix di vaccini, dice, "non ha avuto sul piano internazionale una sperimentazione ampia". Anche la Puglia va per conto suo. La regione, sostiene Michele Emiliano, seguirà le indicazioni del governo e però, "chi volesse fare la seconda dose con Astrazeneca avrà questa possibilità, fermo restando che l'atto della vaccinazione è l'atto del singolo medico che valuterà caso per caso".
La Lombardia continua invece a tergiversare da 3 giorni. Prima ha detto no al mix salvo poi fare marcia indietro, ma i richiami non sono ancora partiti. Il perché lo spiega il presidente Attilio Fontana: servono più dosi di di Pfizer e Moderna. "Appena sapremo cosa ci risponde il governo, sia sulla fornitura di eventuali dosi aggiuntive sia sulla conferma delle modalità, noi potremo stabilire una data". E più dosi dei due farmaci a mRna le chiedono anche quelle regioni che hanno annunciato si atterranno alle indicazioni governative: l'Emilia Romagna, che deve fare i richiami a 40mila persone e per questo "servono più scorte", e il Lazio, che non lo dice esplicitamente ma riporta il richiamo di Pfizer e Moderna da 35 a 21 giorni.
E gli altri che fanno? La Liguria si è adeguata, anche se il governatore Giovanni Toti non perde l'occasione per ribadire che anche quando si è utilizzato Astrazeneca sotto i 60 anni ci si è attenuti alle indicazioni del Cts. E si sono allineati la Toscana, il Piemonte - dove la buona notizia è che in un'ora sono andate sold out tutte le prenotazioni per gli open day riservati ai giovani da venerdì a domenica, segno che la voglia di normalità tra i ventenni prevale sulle paure - il Veneto. Dice Luca Zaia: "applicheremo pedissequamente quello che viene prescritto". Ma il governatore va oltre e già individua quello che sarà il nuovo fronte d'autunno, la terza dose: il green pass dura 9 mesi e, considerando che i primi richiami sono stati fatti il 19 gennaio, a metà ottobre scadranno. Che si farà allora?. "Se non sarà una terza dose sarà un nuovo vaccino - dice - ma ritengo sia impensabile che non ci sia un nuovo richiamo, poi magari mi sbaglierò". 


 

Possibile messaggio di Draghi

Una confusione confermata nella nota con cui l'Ema, parlando di "disinformazione", ribadisce che il vaccino di Astrazeneca "resta autorizzato per tutta la popolazione". Anche per questo il governo ribadisce che la linea non cambia e, anzi, il premier starebbe pensando a un ulteriore messaggio di chiarezza e rassicurazione da dare agli italiani. Tra le ipotesi, quella di un evento ad hoc per mettere in chiaro alcuni punti ed evitare che la campagna rallenti. 

Speranza: "Indicazioni perentorie"

"Le nostre indicazioni - dice Speranza - sono perentorie e devono essere seguite. Non è un dibattito politico, non è un presidente del consiglio, un ministro o un presidente di regione che decide: la comunità scientifica internazionale ha dato indicazioni su Astrazeneca che sono cambiate sulla base delle evidenze scientifiche e noi dobbiamo seguirle".

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