La Sea Watch (Ansa)
La Sea Watch (Ansa)

Roma, 1 giugno 2019 - Si è conclusa con un dissequestro la vicenda che ha visto la Sea Watch 3 protagonista della cronaca nostrana dal 19 maggio scorso quando, dopo lo sbarco di 47 migranti, l'imbarcazione è stata posta sotto sequestro giudiziario. A dare il permesso alla nave di lasciare il porto di Licata sono stati il procuratore aggiunto di Agrigento, Salvatore Vella, e il pm Cecilia Baravelli. L'organizzazione stessa, su Twitter, ha confermato: "Abbiamo ricevuto la notifica del dissequestro e della conseguente restituzione della nave".

L'INCHIESTA

Arturo Centore, comandante dell'imbarcazione della Ong tedesca battente bandiera olandese, risultava l'unico indagato - per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina - nell'inchiesta aperta e coordinata dalla Procura di Agrigento. La Sea Watch 3 era stata posta sotto sequestro per presunta "violazione dell'articolo 12 del testo unico dell'Immigrazione" (quello che regola il favoreggiamento dell'immigrazione clandestina) ed era stata condotta al porto di Licata, a disposizione della Procura.

L'ESULTANZA DELL'ONG

"La Sea Watch è libera. Speriamo che cio' valga ad interrompere una campagna diffamatoria nei confronti della Ong Sea Watch di cui si e' reso responsabile in piu' occasioni il ministro dell'Interno italiano". Questo è stato uno dei commenti a caldo, pochi minuti dopo il dissequestro dell'imbarcazione, rilasciato dagli avvocati Alessandro Gamberini e Leonardo Marino, difensori del comandante Centore. "Il dissequestro della Sea watch 3 da parte della Procura di Agrigento - sottolineano i legali - conferma la correttezza dell'operazione di salvataggio operata dall'equipaggio della Ong. Il provvedimento arriva anche grazie alla piena collaborazione fornita da noi alla polizia giudiziaria e al fatto che le modalita' doverose e necessitate del salvataggio dei naufraghi sono stato pienamente confermate dai documenti fotografici e fonografici, nonche' dalle corrispondenti e-mail rinvenute a bordo. In tempi molto brevi la nave potra' riprendere le operazioni di salvataggio".
Gamberini e Marino, nei giorni scorsi, hanno infatti raccolto le testimonianze dei medici della Ong, che hanno confermato le condizioni precarie in cui versavano i migranti a bordo: motivazione per la quale si è proceduto allo sbarco a Lampedusa, nonostante l'iniziale divieto delle autorita'.