Anche Zebulon Siman Tov (nella foto sotto), ultimo ebreo rimasto a Kabul, alla fine se n’è andato dall’Afghanistan. Aveva resistito a lungo ma prima di Rosh Hashana, il Capodanno ebraico, ha lasciato il Paese diretto

a New York. Siman Tov, con alcuni suoi vicini,

è stato portato con

un autobus in un Paese confinante e da lì andrà negli Usa.

L’operazione che ha condotto Siman Tov fuori dall’Afghanistan è stata finanziata da "Tzedek" (Giustizia), che fa capo al rabbino di New York Moshe Margarten, attivissimo nell’aiuto agli afghani che volevano lasciare il Paese.

Siman Tov per molto tempo si è opposto all’idea di abbandonare l’Afghanistan: nato ad Herat 69 anni fa da una famiglia ebraica ortodossa e trasferitosi a Kabul, aveva resistito anche sotto la prima presa del potere dei talebani. Ed è stato l’unico a occuparsi della sinagoga della città dove si era trasferito. Commerciante di tappeti e decoratore, Siman Tov ha una moglie e due figlie che vivono in Israele, ma non ha mai espresso la volontà di trasferirsi nello Stato ebraico. La tv Kan ha ricordato che il rifiuto di lasciare Kabul era dovuto anche a motivi personali, tra cui il rifiuto di divorziare da sua moglie e a causa di debiti finanziari.