Raffaele Marmo erano una volta Fiom, Fim e Uilm, le gloriose sigle dei metalmeccanici, che tanta parte hanno avuto nella storia del movimento operaio e sindacale del nostro Paese. Al punto da diventare nel corso del Novecento, con le loro lotte e i loro contratti collettivi, il paradigma o, se vogliamo, il benchmark del sindacalismo italiano. Mai ci saremmo aspettati, dunque, di leggere...

Raffaele

Marmo

erano una volta Fiom, Fim e Uilm, le gloriose sigle dei metalmeccanici, che tanta parte hanno avuto nella storia del movimento operaio e sindacale del nostro Paese. Al punto da diventare nel corso del Novecento, con le loro lotte e i loro contratti collettivi, il paradigma o, se vogliamo, il benchmark del sindacalismo italiano.

Mai ci saremmo aspettati, dunque, di leggere documenti e volantini, firmati dalle segreterie nazionali delle tre federazioni, nei quali, per difendere corporativamente il presunto diritto di una minoranza di irriducibili lavoratori no vax a utilizzare senza green pass le mense aziendali al chiuso, usano argomenti, toni e tesi che oggettivamente si pongono lungo l’inaccettabile scia dello scetticismo e dell’attendismo rispetto all’unica e più decisiva arma che abbiamo oggi a disposizione per fronteggiare la più grave minaccia alla salute degli ultimi secoli.

È stupefacente scorrere, per esempio, il documento fatto circolare per contrastare la sacrosanta decisione del Gruppo Leonardo di impedire l’accesso alle mense ai lavoratori privi di green pass. Si parla dei vaccini come di "una cura non definitiva". Si insiste su "notizie fondamentali da parte di Aifa che ha già autorizzato cure farmacologiche per malattie lievi e moderate e per ospedalizzati". Si puntualizza che "l’Ema ha annunciato che ad ottobre saranno disponibili trattamenti monoclonali ed uno basato su un immunodepressore che consentiranno un trattamento farmacologico alla malattia". E non basta. Si paventa che il "green pass per le mense", "calato dall’alto per decreto o per Faq", possa essere "solo l’inizio di un processo devastante di decisioni che modificano in senso discriminatorio il mondo del lavoro". E, dunque, serve mobilitarsi contro il governo "per impedire che questa situazione porti a derive incontrollate nella società". Una sola domanda, altre parole non servono: che differenza c’è con chi parla di "dittatura sanitaria" e altre pericolose teorie del ribellismo no vax?