Bruno Vespa Eppure la notizia è stata accolta come un fulmine a ciel sereno. E adesso? Adesso nel Palazzo non si sa come affrontare il problema Draghi. Intendiamoci: il presidente del Consiglio non si muove, come non si mosse esplicitamente nei mesi precedenti la sua chiamata a Palazzo Chigi. Ma quando Mattarella lo convocò, sapeva che Draghi avrebbe accettato. Perché certe cose si sanno. Come oggi si sa –...

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Vespa

Eppure la notizia è stata accolta come un fulmine a ciel sereno. E adesso? Adesso nel Palazzo non si sa come affrontare il problema Draghi. Intendiamoci: il presidente del Consiglio non si muove, come non si mosse esplicitamente nei mesi precedenti la sua chiamata a Palazzo Chigi. Ma quando Mattarella lo convocò, sapeva che Draghi avrebbe accettato. Perché certe cose si sanno. Come oggi si sa – perché lo dice il vento, che pure non parla – che andare al Quirinale gli farebbe piacere. Sarebbe il coronamento meritato di una magnifica carriera. Se fosse nato il Conte ter, non sarebbe stato corretto chiamare Draghi alla guida della Repubblica. I grandi tecnici debbono guadagnarsi il Colle sul campo. Lo fece Luigi Einaudi, vice presidente del Consiglio e ministro di Tesoro, Finanze e Bilancio nel quarto governo De Gasperi, prima di diventare governatore della Banca d’Italia. Lo fece Carlo Azeglio Ciampi, presidente del Consiglio e ministro del Tesoro dopo aver guidato la Banca d’Italia. Lo ha fatto Draghi, non solo salvando l’Italia e l’Europa con il whatever it takes del 2012, ma soprattutto guidando il Paese nel momento più difficile dal dopoguerra.

Ma attenzione: un governo in cui stanno insieme Lega e Pd è possibile solo se i partiti sono bastoncini dello Shangai mossi da un presidente del Consiglio attentissimo a non far cadere gli altri. Questo gioco, però, può farlo soltanto lui e – per la parte economica – può continuare a farlo dal Quirinale aiutando chi dovesse sostituirlo a Palazzo Chigi per i quindici mesi che ci separano dalle elezioni del 2023. Se al Quirinale salisse un altro, Draghi potrebbe andar via insieme con Mattarella, al quale consegnerebbe il buon lavoro fatto finora. Alla vigilia delle elezioni, infatti, i bastoncini dei partiti diventano incontrollabili. E perché mai un presidente sfiduciato dai partiti che non lo hanno voluto al Quirinale dovrebbe diventare una loro pedina? Ecco allora che si andrebbe subito alle elezioni anticipate, con grande scorno di chi avrebbero voluto Draghi fino al 2023 per dargli poi il benservito.