di Viviana Ponchia La miniera d’oro non si tocca, non si mette in discussione una macchina da guerra che genera utili da capogiro. Al limite si glissa. Anni fa le industrie del tabacco, che pure sapevano, negavano i danni del fumo. Oggi Facebook fa lo stesso con Instagram, il suo figlio eccellente che riempie le casse: è a conoscenza di quanto sia tossico per la salute mentale delle adolescenti, eppure minimizza. Ansia da competizione, depressione, paura di essere tagliati fuori, tendenze suicide. Parlano gli studi segretissimi commissionati proprio dalla società di Mark Zuckerberg. Il Wall Street Journal ne è entrato in possesso e lancia il missile a lungo raggio: vedere una influencer con gli addominali piallati che fa cento burpees in dieci minuti provoca...

di Viviana

Ponchia

La miniera d’oro non si tocca, non si mette in discussione una macchina da guerra che genera utili da capogiro. Al limite si glissa. Anni fa le industrie del tabacco, che pure sapevano, negavano i danni del fumo. Oggi Facebook fa lo stesso con Instagram, il suo figlio eccellente che riempie le casse: è a conoscenza di quanto sia tossico per la salute mentale delle adolescenti, eppure minimizza. Ansia da competizione, depressione, paura di essere tagliati fuori, tendenze suicide. Parlano gli studi segretissimi commissionati proprio dalla società di Mark Zuckerberg. Il Wall Street Journal ne è entrato in possesso e lancia il missile a lungo raggio: vedere una influencer con gli addominali piallati che fa cento burpees in dieci minuti provoca disturbi seri in chi è in conflitto con il proprio corpo, cioè buona parte delle ragazze del pianeta. Sei carina ma non basta. Qualcuna avrà sempre gambe più lunghe e labbra più piene. Puoi andare bene su Tik Tok, dove quello che conta è la prestazione. O su Snapchat perché l’attenzione è mantenuta sul viso. Ma Instagram, acquistato da Facebook per un miliardo di dollari nel 2012, è implacabile. Rispetto ad altre piattaforme qui il confronto fra utenti risulta esasperato – per quello è stato pensato il giocattolo – e il più debole viene spazzato via.

Instagram sta cercando di trovare nuovi modi per scoraggiare gli utenti, soprattutto le ragazze adolescenti, dal concentrarsi sul loro aspetto fisico mentre usano l’app. L’annuncio arriva dopo il missile lanciato dal quotidiano Usa. Facebook sa di avere creato un mostro. Lo scrive nei documenti top secret: "La tendenza a condividere solo i momenti migliori, la pressione per apparire perfetti e un prodotto che crea dipendenza possono fare precipitare gli adolescenti verso i disturbi alimentari, un senso malsano del proprio corpo e la depressione". L’autocondanna è da brivido: "Gli aspetti di Instagram si amplificano a vicenda per creare una tempesta perfetta". Il luogo dell’irrealtà spacciato per vita vera. Sul piano morale, una frode colossale. Chi mai possiede accappatoi così bianchi, fa colazione a bordo piscina, si vizia sul tetto di un palazzo nel centro di Dubai? Eppure il meccanismo "non valgo niente e la mia vita fa schifo" funziona sempre, il social della perfezione riesce a rendere tutti infelici. Prendi il caso di Anastasia Vlasova, citato dal Journal come emblema del disastro. Approdata sul social con i filtri a 13 anni, in poco tempo è finita in terapia per disturbi alimentari. Oggi che è maggiorenne la diagnosi se la fa da sola: troppo tempo a fare paragoni – anche tre ore al giorno – fra gente senza un difetto. Come lei, riporta lo studio intercettato, il 32% delle adolescenti ha detto che quando si sentiva male nel proprio corpo grazie a Instagram stava peggio. Qualcuna ha pensato di uccidersi. Qualcuna ha pensato di farlo proprio su Instagram. E cosa fanno a Menlo Park, quartier generale dei bravi ragazzi di Zuckerberg? Tirano dritto perché non sta bene farsi autogol.

Questa è una app in crescita costante, il 40% degli utenti ha meno di 22 anni, 22 milioni di adolescenti vi accedono ogni giorno negli Stati Uniti, rispetto ai 5 milioni che ancora trovano attraente Facebook, ormai un reparto geriatrico dove la popolazione invecchia a vista d’occhio (e questo vale in tutto il mondo). L’esca del social vanitoso è sempre la stessa: modelle taglia 38, lusso, vacanza a tempo illimitato. Altro che lago, Narciso è qui che verrebbe a specchiarsi. E anche lui sarebbe travolto dal confronto e dalla disperazione. Karina Newton, responsabile delle politiche pubbliche di Instagram, ha spiegato che tra le ipotesi per combattere il fenomeno potrebbe esserci quella di spingere gli utenti a guardare contenuti di argomento diverso quando visualizzano ripetutamente ‘post’ e ‘video’ che rimandano a questi topic delicati.