Davide Nitrosi Ci risiamo. Pronti a sacrificare l’anello debole della strategia anti Covid: i ragazzi e le ragazze. Nel giorno in cui il tetto del debito pubblico supera l’ennesimo record – ipotecando il futuro di due generazioni a venire – ecco che si comincia a picconare il ritorno a scuola in presenza. Giovanni Rezza, direttore generale della Prevenzione presso il Ministero della Salute, avvisa che "è ancora presto" per...

Davide

Nitrosi

Ci risiamo. Pronti a sacrificare l’anello debole della strategia anti Covid: i ragazzi e le ragazze. Nel giorno in cui il tetto del debito pubblico supera l’ennesimo record – ipotecando il futuro di due generazioni a venire – ecco che si comincia a picconare il ritorno a scuola in presenza. Giovanni Rezza, direttore generale della Prevenzione presso il Ministero della Salute, avvisa che "è ancora presto" per parlare della riapertura delle scuole superiori il 7 gennaio. Il motivo? La priorità è "tenere bassa la circolazione del virus". Peccato che non siano le scuole i focolai dei contagi: i ragazzi comunque si vedono fuori, dove e quando possono. E quindi il problema non è farli incontrare in aula. Tra l’altro le scuole italiane sono l’istituzione più preparata all’accoglienza in tempi di Covid, perché hanno lavorato fin dall’estate per distanziare i posti, separare le classi, ipotizzare ingressi scaglionati. Peccato che i presidi si siano scontrati con lo scoglio del trasporto pubblico. La ministra De Micheli non ci dica che la ressa sugli autobus è una percezione: avrebbe dovuto lavorare per garantire un servizio di trasporto sicuro agli studenti. Nient’altro.

Rezza difende l’operato della sanità pubblica: nessuno mette in discussione l’impegno di medici e infermieri, ma vogliamo parlare della politica di sanità pubblica? Ha preferito usare la scorciatoia: la chiusura totale, il lockdown, la didattica a distanza. Altro che tavoli di confronto e poteri a prefetti, altro che città ridisegnate negli orari e autobus dedicati agli studenti con i trasporti implementati usando anche i mezzi privati. Più facile spedire i liceali a casa davanti a un computer, chiudere i ristoranti e trattare i cittadini come bambini indisciplinati. Un paternalismo vecchio stampo che tra l’altro non ha ridotto il numero dei decessi e non ha debellato il contagio.

Ora l’ennesima beffa alla scuola. Vedrete, in gennaio ci diranno che gli studenti non possono rientrare. D’altronde la stuazione dei trasporti pubblici non è cambiata. Ma tradire i giovani – e quindi il proprio futuro – è il peccato più grave che possa fare un Paese.